Favara-Liegi: cronistoria di una faida cominciata nel settembre 2016 e che non sembra placarsi

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Favara-Liegi: cronistoria di una faida cominciata nel settembre 2016 e che non sembra placarsi

di Redazione
Pubblicato il Mar 18, 2018
Favara-Liegi: cronistoria di una faida cominciata nel settembre 2016 e che non sembra placarsi

L’omicidio di Emanuele Ferraro, 41 anni, freddato con cinque colpi di pistola la mattina dell’otto marzo, fa salire a quattro il bilancio delle vittime che si inseriscono in quella che è stata rinominata la faida sull’asse Favara-Liegi. Una lotta di potere – ipotizzano gli inquirenti – per il monopolio del traffico internazionale di stupefacenti.
Questa è la storia:
14 settembre 2016 – In una tranquilla serata di fine estate, nel quartiere Outremeuse – a Liegi – all’interno di un condominio al n° 10 Saint-Julien Street tra Puits-en-Sock Street e la Liberty, viene ucciso il 28enne originario di Porto Empedocle, Mario Jakelich, e ferito gravemente un 40enne di Favara, Maurizio Di Stefano. I due si trovavano a Liegi da poco. Jakelich fu ucciso praticamente subito mentre Di Stefano riuscì miracolosamente, seppur ferito, a scampare all’attentato. Comincia la faida. E’ il punto di non ritorno.
26 ottobre 2016 – Passa poco più di un mese e i killer tornano in azione. Questa volta a Favara, nella centralissima via Vittorio Veneto, davanti ad un supermercato in pieno giorno. La vittima dell’agguato è Carmelo Ciffa, 42 anni di Porto Empedocle: era un lavoratore socialmente utile e – proprio mentre era intento a tagliare alcune piante dell’aiuola del “Paghi Poco” di Favara – viene raggiunto da almeno quattro colpi di pistola di piccolo calibro. Ciffa viene ferito ma cerca invano riparo all’interno del market. Morirà subito dopo per le gravi ferite riportate.
4 maggio 2017 – Si ritorna in Belgio. Siamo nel quartiere di Sclessin, periferia di Liegi. All’uscita del ristorante “Grande Fratello” una pioggia di proiettili di AK47 – almeno una dozzina – raggiunge il ristoratore e proprietario del ristorante-pizzeria “Grande Fratello”, Rino Sorce, 50 anni, originario di Favara. Nell’agguato, in cui perde la vita sul colpo Sorce, viene anche ferito uno dei dipendenti del ristorante, Luigi Corrado. Secondo gli inquirenti anche questo omicidio potrebbe essere collegato alla faida cominciata nel settembre dell’anno prima. Sorce era incensurato, si era inserito bene nel tessuto sociale ed economico belga e spesso ritornava a Favara. La sua esecuzione, a colpi di AK47, proprio come un boss, fa suonare il campanello d’allarme degli inquirenti.
23 maggio 2017 – E’ una serata apparentemente tranquilla quando da un’auto scende un commando di killer che indirizza nei confronti di Carmelo Nicotra, 35 anni, una pioggia di proiettili sparati da un kalashikhov e da una calibro 9 mentre si trovava nelle adiacenze del suo garage, in via Torino. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto e il commando organizzato per compiere il delitto dovette rinunciare al desiderio di sangue. Nicotra, soccorso da qualcuno ma lasciato nelle vicinanze dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento con il chiaro scopo di non farsi identificare, è stato notato in seguito da una coppia di fidanzati che percorreva la stessa strada, alla zona industriale. Il 35enne favarese si è mostrato fin dall’inizio reticente nei confronti degli agenti della Mobile di Agrigento che lo interrogavano: non ricorda granché dell’accaduto o di chi potesse avercela con lui. Fu così che la presa della Squadra mobile si fece sempre più pressante: fu ritrovata l’auto usata per l’agguato, una Renault Kangoo in contrada Bisaccia, carbonizzata. Nel garage del Nicotra gli investigatori trovarono anche una Fiat Punto, risultata rubata a Catania nel 2016, motivo per il quale lo stesso 35enne è stato iscritto nel registro degli indagati per ricettazione.
22 novembre 2017 – Sei mesi dopo l’agguato a Carmelo Nicotra, la svolta: sei le persone indagate per il reato di tentato omicidio aggravato: si tratta dei favaresi Calogero e Antonio Bellavia, 27 e 44 anni, Calogero ed Emanuele Ferraro, 39 e 41 anni, e Carmelo Vardaro, 39 anni, indagati per tentato omicidio aggravato e ricettazione. Calogero e Antonio Bellavia , 27 e 44 anni, sono attualmente in carcere perché – lo scorso giugno – “pizzicati” dai carabinieri in auto con due pistole: una “Taurus 375 magnum”, risultata poi esser stata rubata a Carmelo Nicotra, e una Smith & Weston 38 special con matricola abrasa. Nel registro degli indagati, per il reato di favoreggiamento, c’è anche la vittima dell’agguato, Carmelo Nicotra.
23 gennaio 2018 – L’indagine sembra ad un punto di svolta: i sostituti procuratore della Direzione distrettuale antimafia che si occupano della faida unificano in un unico fascicolo i casi dell’omicidio Ciffa e del tentato omicidio Nicotra. Per gli inquirenti a legare i due episodi ci sarebbe un unico filo. Per questo motivo vengono predisposti “esami irripetibili” sulle auto “sospette” ritrovate a caccia di qualsiasi prova: polvere da sparo, sangue, saliva e quant’altro. Inoltre, poco prima, alcune perquisizioni vengono svolte dalla Squadra Mobile di Agrigento nei confronti dei sei indagati a cui vengono sequestrati pc e telefonini ma nessuna traccia di armi o indumenti. Perquisizioni anche al cimitero di Favara dove uno degli indagati, Emanuele Ferraro, si occupava di tumulazioni.
8 marzo 2018 – Si torna a sparare a distanza di quasi un anno. Ancora una volta a Favara. Sono da poco passate le dieci del mattino quando un commando – pare a bordo di una Lancia Ypsilon – entra in scena in via Armando Diaz, a pochi passi dalla Chiesa Madre di Favara. Cinque colpi di arma da fuoco, una calibro 7,65, vengono esplosi all’indirizzo di Emanuele Ferraro, 41 anni, uno dei sei indagati per il tentato omicidio di Carmelo Nicotra. Il muratore prova una disperata fuga tentando di mettersi al riparo dietro il suo furgone Fiat Fiorino. Ma non c’è nulla da fare. Sul posto carabinieri e poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento che, di fatto, hanno in mano le indagini. Proprio gli agenti – agli ordini di Giovanni Minardi – hanno ascoltato alcuni parenti della vittima e testimoni. Effettuate anche perquisizioni e due esami dello Stub su altrettanti soggetti risultati però negativi.


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