Licata, “A testa alta”: l’antimafia civile dei fatti

Licata, “A testa alta”: l’antimafia civile dei fatti

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A testa alta, simbolo

A testa alta, la battaglia per il fiume Salso
A testa alta, la battaglia per il fiume Salso
Aderenti A testa alta
Aderenti A testa alta
Dal Consiglio comunale di Licata arriva il sì per l’adesione del Comune al “Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo” e per l’approvazione del “Regolamento per la disciplina della concessione dei beni confiscati alla mafia”.
Entrambe le delibere sono state votate all’unanimità dei consiglieri presenti: un forte segnale di attenzione e di coesione sul tema della lotta alla mafia, che può e deve coinvolgere chiunque abbia a cuore il bene della propria comunità.
L’adesione al Consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo – che ha per oggetto l’amministrazione comune, per finalità sociali, dei beni confiscati alla criminalità organizzata – consentirà al Comune di Licata di superare quelle difficoltà finanziarie e organizzative che potrebbero ostacolare l’efficace gestione di alcuni immobili confiscati e il loro riutilizzo sociale, permettendo l’avvio e lo sviluppo, anche nel territorio licatese, di esperienze virtuose come, ad esempio, quella della Cooperativa sociale “Rosario Livatino – Libera Terra”, che opera sui terreni confiscati di Contrada Rabadao, a Naro, dove hanno sede anche la base scout “Antonino e Stefano Saetta” e la summer school di Libera che, ogni anno, raduna giovani provenienti da tutta Italia.
Quello di Licata è comunque un “ritorno”, visto che il Comune ha fatto parte del Consorzio dal 2005 alla fine del 2011, quando, nell’ottica di risparmio e contenimento della spesa pubblica, decise di uscirne, richiedendo la restituzione degli immobili conferiti.
L’assenza del Comune di Licata dal Consorzio, per “A testa alta”, era un fatto non più tollerabile, poiché l’Ente aveva dimostrato, secondo l’associazione, di non essere in grado, da solo, di intervenire sull’utilizzo sociale dei beni confiscati, né di possedere al riguardo adeguata sensibilità culturale. Così, nel mese di settembre dello scorso anno, “A testa alta” chiese al Commissario Straordinario, Dario Cartabellotta, di indirizzare un provvedimento ai dirigenti dei dipartimenti affari generali e finanze al fine di predisporre l’adozione dei provvedimenti necessari per l’adesione al Consorzio. Il commissario straordinario, dopo pochi giorni, emise una direttiva in tal senso.
Anche l’approvazione del Regolamento comunale è un risultato importante per la città di Licata; un risultato tanto atteso e fortemente voluto dall’associazione “A testa alta”, che ripetutamente aveva chiesto di porre fine alle anomalie riscontrate nella gestione degli immobili sottratti alla mafia, segnalate e documentate in un dossier consegnato al commissario straordinario, Maria Grazia Brandara, all’inizio dell’anno e poi finito anche sul tavolo del Procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale.
A seguito dell’esposto, specifiche direttive vennero impartite dal commissario Brandara agli uffici comunali al fine di eliminare le criticità evidenziate dall’associazione e garantire il rispetto dei principî di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità, massima trasparenza e pubblicità nell’assegnazione e nell’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e trasferiti al patrimonio comunale. A tutela della proprietà pubblica, l’on.le Brandara dispose anche l’avvio di un monitoraggio sullo stato degli immobili e di accertamenti, tramite la Polizia Municipale, per verificarne la legittima occupazione.
Importante anche la direttiva emanata dal commissario straordinario Brandara sulla costituzione di parte civile del Comune nei processi per reati di mafia, corruzione e per tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione. Direttiva la cui adozione è stata sollecitata dall’associazione “A testa alta” proprio per impedire il ripetersi inaccettabili assenze dell’Ente in processi come quello scaturito dal blitz Ouster, contro esponenti delle cosche licatesi, o in quelli a carico di funzionari comunali, come quello riguardante il dirigente del dipartimento urbanistica, Vincenzo Ortega.
Ma il pressing di “A testa alta” su questo fronte è continuato, e molto volentieri l’abbiamo raccontato sulle pagine di questo giornale, perché ritentiamo che le associazioni e le organizzazioni che intraprendono simili iniziative, correndo non pochi rischi, vadano incoraggiate e sostenute. A dicembre, lo studio sui beni confiscati nel territorio di Licata viene presentato alla prima assemblea delle associazioni antimafia e antiracket operanti in provincia di Agrigento, promossa da “A testa alta” proprio per definire strategie e azioni comuni adeguate al contesto territoriale agrigentino. A luglio, parte proprio dalla città di Licata la X edizione di Libero Cinema in Libera Terra, il festival internazionale di cinema itinerante contro le mafie promosso da Cinemovel Foundation e da Libera, che “A testa alta” – alla quale viene affidata l’organizzazione della tappa licatese – dedica proprio ai beni confiscati alla mafia. Tra i relatori presenti all’evento, l’associazione ha voluto Ferdinando Ofria, docente di politica economica dell’Università di Messina e autore del libro “L’economia dei beni confiscati” e Umberto Di Maggio, coordinatore regionale dell’associazione “Libera”; associazione, questa, che da molti anni promuove percorsi formativi sul riutilizzo sociale delle proprietà confiscate. All’indomani, una troupe televisiva che collabora con Repubblica TV è in giro per la città per documentare lo stato in cui versano gli immobili sottratti alla mafia nel territorio licatese e per raccontare il lavoro di questa operosa associazione. E poi un tam tam attraverso la rete e il passaparola, fino a quando l’iniziativa è andata in porto con l’adozione dei due provvedimenti da parte del massimo organo istituzionale del Comune.

L’approvazione di questi due atti, che apre davvero importanti prospettive di utilizzo, a favore della collettività, degli immobili tolti a Cosa nostra, è l’ulteriore conferma di come “A testa alta” sappia muoversi, arrivare al cuore di un problema, analizzarne le cause e pensare alle azioni da intraprendere.
Esiste l’antimafia da salotto, di parata e delle belle parole. L’esperienza di “A testa alta” dimostra che esiste un’antimafia dei fatti, che lotta, documenta e denuncia; un’antimafia che collabora con la magistratura e le forze dell’ordine, che sa anche ribellarsi all’immobilismo delle istituzioni, alla corruzione e al mancato ricambio della classe dirigente, e che può arrivare perfino a occupare discariche a cielo aperto di rifiuti pericolosi o pezzi di demanio in mano a privati senza scrupoli per svegliare le coscienze, per gridare che quei beni “ci appartengono”.
Questa è l’antimafia civile che fa paura alla mafia. Ed è di questa antimafia che abbiamo bisogno.

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