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Processo Lombardo: la difesa all’attacco alla credibilità del pentito Tuzzolino

di Redazione
Pubblicato il Giu 28, 2016
Processo Lombardo: la difesa all’attacco alla credibilità del pentito Tuzzolino

“Il sole in casa Lombardo”.

Questo il titolo dell’articolo del novembre 2009 pubblicato su L’Espresso che spiega dettagliatamente “l’affare di famiglia sul fotovoltaico” raccontato dal collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino, l’architetto agrigentino da tempo sottoposto a misure di protezione, e che coinvolge anche l’imprenditore Rinaldi, è finito agli atti del processo in appello che vede imputato l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo.

“Questo articolo ha consentito a Tuzzolino di dare informazioni sul fotovoltaico,  per questo chiedo di metterlo agli atti” afferma il difensore  dell’ex governatore Alessandro Benedetti.

L’avvocato ha anche depositato oggi dinnanzi ai giudici della Corte d’Appello di Catania presideuti da Tiziana Carrubba, diversi atti che dimostrerebbero l’inattendibilità di Giuseppe Tuzzolino.

Tra le istanze emerge l’acquisizione di una richiesta di archiviazione della Procura di Gela a firma dell’ex procuratore della Repubblica, Lucia Lotti in merito ad una denuncia, per il reato di estorsione, presentata dallo stesso Tuzzolino contro Salvatore Luca titolare dell’autosalone  Lucauto di Gela, anche lui coinvolto dalle dichiarazioni che il collaboratore Tuzzolino ha reso ai magistrati in questo processo.

Tuzzolino ha presentato un esposto in procura il 28 maggio del 2014 i denunciati, invece, hanno registrato l’intera conversazione depositandola in Procura a Gela, evidenziando un comportamento totalmente diversoi da quello manifestato dal pentito ed ottenendo la richiesta di archiviazione.

Secondo l’avvocato Benedetti questi elementi caratterizzerebbero “l’inattendibilità del testimone”.

La Corte ha accolto le richieste, chiedendo però che venga depositato il decreto di archiviazione.

Tra le altre richieste degli avvocati emergono i brogliacci, le intercettazioni e i  tabulati telefonici di Raimondo Maugeri dal 2003 al 2004 (ammazzato dal clan dei Carateddi nel 2009), utili secondo la difesa a dimostrare come il famoso “summit” tra Raffaele Lombardo, Raimondo Maugeri, Alfio Mirabile e La Rocca non si sia mai svolto.

Il Procuratore generale applicato Agata Santonicito non si oppone alla richiesta nonostante sia necessario comunque considerare la “parzialità di questi atti” visto che Raimondo Maugeri non aveva un solo telefono.

Tra le altre istante emerge la richiesta di archiviazione della Procura di Enna nei confronti di Valdimiro Crisafulli indagato insieme al boss Bevilaqua.

“Il Pm richiede l’archiviazione e spiega perché la frequentazione con il Bevilacqua non configurerebbe reato, per noi è necessario che venga messa agli atti” spiega l’avvocato Benedetti. Una posizione che mostra la strategia processuale dell’avvocato.

Prossima udienza il 19 Settembre


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