Agrigento, la censura e i pentiti ai tempi di Arnone: due o...

Agrigento, la censura e i pentiti ai tempi di Arnone: due o tre cose che non dice

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Giuseppe Arnone a Teleacras (fotomontaggio)

Da qualche settimana il candidato sindaco (???) di Agrigento, Giuseppe Arnone ha lanciato una campagna di fango contro giornali e giornalisti agrigentini, lamentando una censura ordita in suo danno.

L’ultimo bersaglio di una campagna dissennata e offensiva è il collega Stelio Zaccaria preso a sassate dall’ex ambientalista (a proposito: Arnone sa che Claudia Casa sostiene  – e forse si candida – con Firetto?) in maniera assolutamente indecente.

Naturalmente, l’occasione è buona per aggredire il direttore di questo giornale e il collega, apprezzato, Fabio Russello. Per chi vi scrive, tutto ciò non è una sorpresa.

Arnone ha sempre fatto così con i giudici e con i giornalisti.

Se qualcuno non gli va a genio, dopo aver tessuto le lodi (che vigliacco!!!!) passa alla denigrazione. E’ capitato, e adesso capiamo perché, anche all’attuale capo dell’Irsap, Alfonso Cicero, prima laudato quando lo ha collocato all’Asi di Enna (su segnalazione di Gigi Restivo – braccio destro di Benedetto Adragna) e poi lo ha massacrato, soprattutto quando non ha ottenuto un incarico per il fratello e non ha cancellato il provvedimento di revoca riguardante Teleacras. Anche di questo ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni.

Per aggredire Zaccaria, Arnone si rivolge addirittura al direttore de La Sicilia, Mario Ciancio, ritenendo che se per una volta gli è andata bene (ma aveva al suo fianco il mafioso Salamone) anche adesso otterrà ciò che desidera.

Ciancio, si sa, potrebbe essere anche disattento ma non fesso.

Per invitare a pranzo Arnone e farsi raccontare ciò che voleva sentire, gli è costato, sino ad ora, più di un milione di euro. Difficile che ripeta lo stesso errore soprattutto adesso che ha altro a cui pensare (e ciò, come per Giovanni Miccichè, sfugge ad Arnone).

Cosa lamenta Arnone, facendo il gradasso?

Dice che nessuno si vuole occupare di lui e dei pentiti che raccontano delle vicende politico-mafiose contenute nella richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’ex senatore Calogero Sodano. E, da smargiasso, senza paura di cadere nel ridicolo, si dice pronto a fornire a tutti copie dei verbali dei collaboratori che – a suo dire – magnificano la sua persona. Tralasciamo questo argomento di cui prossimamente vi forniremo ampia documentazione che attesta il contrario (Su tutte l’affermazione riassuntiva di Di Gati: “Ammazzare Arnone? Ma quando mai. Danni a noi non ne ha fatti. Fino a quando se la prende con Sodano…” e giù una risata visibile persino dalle trascrizioni; o quella di Giuseppe Sardino, sempre riassuntiva ma veritiera, che afferma: “Lombardozzi lo teneva, lo aveva in mano”).

Il punto che vogliamo sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica, invece, è il seguente: perché non ha fatto un comunicato stampa per raccontarci il processo professionalmente perso con le vicende mafiose contenute nella interdittiva di Mediatel-Teleacras?

Perché non ha fatto uno striscione, magari da appendere nella zona industriale, per raccontarci della misura interdittiva  riguardante Mediatel e Teleacras  e del suo contratto stipulato con Teleacras e il suo dante causa, allora fresco di condanna per associazione mafiosa?

Ecco, indipendentemente dalla sentenze (che non ci sono per Sodano, per l’imprenditore Costanza e gli altri imprenditori (Iseda compresa) citati nel provvedimento di rinvio a giudizio riguardante l’ex senatore), Arnone avrà la compiacenza di fornirci tutti i verbali dei 200 pentiti (una esagerazione solo per rendere l’idea che sono tantissimi) che hanno parlato di Giovanni Miccichè e Filippo Salamone? (di Giuseppe Montabano, del cavallo e delle gite a Torre Makauda ne parleremo tra breve).

Se, come immaginiamo, non li possiede, glieli forniamo noi, come atto di carità, al fine di aiutarlo a non commettere altri reati, (diffamazione, ad esempio) e non trascinare, loro malgrado, in Tribunale gli sprovveduti, inesperienti e increduli giovani di un sito agrigentino dal nome www.scrivolibero.it e qualche temerario collega che ha ceduto alle sue pressioni.

Arnone in questa attività censoria è uno squalo. Mai visto uno come lui.

Su Salamone e Miccichè, ai tempi del contratto, taceva su tutto, facendo persino approvare una delibera in Consiglio comunale che trasformava i terreni Moses da agricoli in commerciali (il dominus dell’intrapresa economica, in quel tempo, era un condannato per mafia).

E che dire del tentativo di vendere la casa abusiva di Maria Grazia Di Marco?

Abusiva e da vendere a gente che aveva avuto problemi con la giustizia per fatti di mafia. Questi ultimi sono stati cancellati dalla lavagna dove Arnone tiene i cattivi.

E che dire dei verbali di Giuseppe Sardino e dello stesso Maurizio Di Gati, che di Arnone danno una visione assolutamente diversa da quella che oggi il combattente ad oltranza (dice lui) di Cosa nostra tenta di spacciare alle gente?

Miserie umane che non trovano giustificazione morale ed etica.

Però si avventura nelle aggressioni, l’ultima a Stelio Zaccaria, prima a Fabio Russello, prima ancora ad Arturo Cantella di Tva, ed ancor prima a Silvio Schembri di Agrigento notizie, ancor prima ad Agrigento tv.

A proposito: Arnone come ha sistemato la vicenda con la tv di via Toniolo?

Sarebbe bello leggere un manifesto, oppure vedere una intervista a tutto campo, ovvero un comunicato o un poster bus. Solo per capire come è riuscito a tornare su quegli schermi così tranquillizziamo tutti dopo aver ricevuto una risposta chiara, esaustiva e, soprattutto, che escluda minacce e tentativi di intimidazioni.

Ecco, tutto questo vorremmo vedere condensato in un bel manifesto, in uno striscione o in una intervista televisiva spacciata per libera informazione.

Lasci perdere i giudici e i giornalisti di ogni latitudine che non condividono le sue posizioni, si occupi di questo e faccia sapere come ha funzionato l’informazione ai tempi del contratto con Miccichè. Che mai ha stampato in un comunicato o in uno striscione.

Ecco, cominci a fare lo striscione su Mediatel-Teleacras e stampare un libro con tutte le dichiarazioni dei pentiti che parlano di Giovanni Miccichè (che non avremmo tirato in ballo da morto e che invece abbiamo certamente tirato in ballo da vivo e potente).

Un libro? No, un libro non basterà. Ne occorrono molti, tantissimi.

E se tutto ciò non è stato fatto quando Arnone ha imposto la censura figuriamoci se viene fatto adesso.

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