Agrigento: solo particolari in cronaca, nella nuova commedia di Alfonso Gueli

Diego Romeo

Agrigento

Agrigento: solo particolari in cronaca, nella nuova commedia di Alfonso Gueli

di Diego Romeo
Pubblicato il Apr 16, 2018
Agrigento: solo  particolari in cronaca, nella nuova commedia di Alfonso Gueli

Nati nel 2012  gli “Attori per caso” sono diventati una necessità.

Dopo 6 anni dal loro esordio, puntuali come il sole che sorge e che tramonta, diretti dal loro regista,  il Pigmalione Alfonso Gueli, si esibiscono sulla scena del Teatro della Posta vecchia per tre serate di seguito  registrando il tutto esaurito.

Il ricavato va in beneficenza e il loro impegno teatrale è diventato il fiore all’occhiello dei Lyons agrigentini da cui provengono .

“Quello che per noi era un semplice esperimento – ci conferma Gueli – è andato bene e da quel momento contiamo su un pubblico che ci segue con simpatia e ci incoraggia a continuare. Molte persone, incontrandoci per strada, ci chiedono che cosa stiamo preparando, quale sarà il titolo della prossima commedia, etc… Il numero di spettatori aumenta di anno in anno e per accontentare tutti dovremmo fare non tre ma cinque repliche. Questo per noi è il segno che il nostro impegno non è inutile… e pazienza se una parte della “cultura” agrigentina continua a ignorarci”.

Anche quest’anno puntuali come sempre gli attori “per necessità” li abbiamo visti impegnati nella nuova commedia di Gueli “Tutti i particolari in cronaca”.

Non preceduti dal “dramma della gelosia” come nel famoso film di Ettore Scola i particolari  attengono al mondo letterario dello scrittore agrigentino: “Storie a volte semplici a volte complicate, paradossali o addirittura surreali… Si immergono nell’atmosfera che traspare dal testo scritto e danno vita a personaggi che progressivamente, una prova dopo l’altra, acquistano spessore e credibilità. Come nella vita vera, sono disseminati qua e là i sentimenti, gli entusiasmi, la solitudine, i sogni e, perché no, le piccole meschinità, i compromessi, gli egoismi… E come nella vita vera  le situazioni comiche si alternano ai momenti drammatici e il sorriso si sovrappone alla malinconia. Ecco, io e i miei attori affrontiamo insieme temi seri e situazioni difficili, ma con leggerezza, cercando di non cadere nella trappola del “serioso” o del didascalico”.

La nuova commedia andata in scena al “Posta Vecchia” si allinea alle note direttive che hanno fatto di Gueli l’autore della “sostenibile leggerezza dell’essere”, un testo contemporaneo e graffiante, un conformismo borghese che è costretto a mettersi a confronto con la difficoltà e attualità  della cronaca nera che si arrovella attorno a uno “scomparso” che non agevola nessuno  anzi facendo riaffiorare intimità sepolte o  a malapena nascoste.

Battute intelligenti e sarcastiche si alternano ad una insospettabile naïveté che in certi personaggi appare una calcolata caricatura che si abbatte inesorabilmente sugli investigatori della polizia e sulla povera stampa, ambedue diventati bersaglio preferito che molto spesso si rivela uno scarico di frustrazioni.

Testo e regia avvolgono tutti nella briosità che non sempre da parte di taluni attori viene interpretata   anche come una straordinaria occasione per prendersi in giro. Sono tutti immemori perdenti coperti  di ironia e  si vede che provengono dall’italica arte dell’arrangiarsi e forse “il morto-scomparso”, personaggio che sorvola tutta la  commedia che alla fine riemerge dalle nebbie del passato potremmo leggerlo come una metafora ammonitrice per gli imbelli poliziotti e i tamburi di latta della stampa.

Gueli non riesce ad essere crudele coi suoi personaggi e cerca sempre di ammantarli con la sua “socialdemocrazia” solidale anche se  stavolta va giù duro sul “coupe de theatre” inventandosi un cadavere (annunciato dai cronisti e cercato dagli investigatori macchiette) che irrompe nel buio della scena e suggerisce l’indicazione di un  possibile sogno.

La colonna sonora, a questo proposito,  non ci sembra essere stata messa a caso: il leit motiv del film “il terzo uomo” con Orson Welles e il celebre “Vincerò” della Turandot.

Sogni e delitti, direbbe Woody Allen e che almeno per tre sere di fila fanno sognare un nugolo di attori: Gina Bosco, Lillo Savatteri, Loredana Minacapilli, Anna Careca, Egla Tornambè, Emanuele Gionfriddo, Adriana Parisi, Teresa Parisi, Maria Cerasola, Antonio Calamita, Alfonso Sollano, Annibale Milazzo, Alfonso Pellitteri, Giovanni Corallo, e le voci fuori scena di Antonio Garufo e Rosaria Leto. Luci e suoni di Tonino Bruccoleri e assistente alla regia Maria Grazia Scibetta.

 


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