Getto’ figlia neonata in cassonetto, assolta perchè incapace di intendere e volere

Redazione

Cronaca

Getto’ figlia neonata in cassonetto, assolta perchè incapace di intendere e volere

di Redazione
Pubblicato il Lug 12, 2018
Getto’ figlia neonata in cassonetto, assolta perchè incapace di intendere e volere

La corte d’assise d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di Valentina Pilato perche’ incapace di intendere e volere. E’ stata disposta per l’imputata, assistita dagli avvocati Enrico Tignini e Dario Falsone, la liberta’ vigilata per tre anni. Pilato e’ la donna che getto’ la figlia appena nata in un cassonetto il 24 novembre 2014. La corte d’assise d’appello di PALERMO aveva deciso di risentire tutti i consulenti e periti che si sono pronunciati sull’imputata nel primo grado di giudizio. Il processo si e’ incentrato infatti sulle perizie riguardo le condizioni psichiche della donna. Decisiva quella di Francesco Bruno e Maria Pia De Giovanni disposta dalla Corte. Per loro, quando getto’ la figlia appena nata nel cassonetto della spazzatura l’imputata non era in grado di intendere e volere. Si libero’ del feto come si fa di “un oggetto pericoloso che la mente della madre si rifiuta di considerare un figlio”. Per il criminologo e la psichiatra, Pilato ha un disturbo grave dell’umore che si “accompagna a vissuti dissociativi e paranoidei di tipo cognitivo anancastico”. Questa condizione era presente al momento dell’infanticidio e al momento del parto avvenuto “dopo una rilevante negazione della gravidanza e di qualsiasi reazione affettiva ad esso legata”. La perizia sulle condizioni di Valentina Pilato (giudicata nell’ultimo esame non pericolosa) si e’ resa necessaria dopo il contrasto tra le precedenti due relazioni degli esperti. Secondo i consulenti del gip, la donna sarebbe stata capace di intendere e volere perche’ aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidita’. Di parere diametralmente opposto i periti della difesa. Inizialmente i pm avevano contestato alla giovane mamma il reato di infanticidio, l’imputazione, pero’, e’ stata poi modificata. Pilato, che ha tre figli, dopo il trasferimento del marito in Friuli, nell’Esercito, aveva dovuto lasciare PALERMO per trasferirsi a Gemona del Friuli, in un piccolo paesino di provincia. Il giorno prima del parto, era tornata a PALERMO con un volo anche perche’ – cosi’ ha raccontato – non sapeva di essere giunta gia’ al nono mese. Avrebbe nascosto la gravidanza al marito perche’ sapeva che non sarebbe stata ben accetta.


Dal Web


Copyright © anno 2017 - Edizioni Grandangolo - Via Mazzini, 177 -
Numero telefonico: 351 533 9611- 92100 Agrigento - Codice Issn: 2499-8907 -
Iscrizione R.O.C.: 22361 - Registrazione al Tribunale di Agrigento n. 264/04