La triste contesa, tutta palmese, tra Peppi u Cafuni” e “Ciciu u Malandrinu”

Redazione

Agrigento

La triste contesa, tutta palmese, tra Peppi u Cafuni” e “Ciciu u Malandrinu”

di Redazione
Pubblicato il Giu 20, 2018
La  triste contesa, tutta palmese, tra Peppi u Cafuni” e “Ciciu u Malandrinu”

Uno schiaffo dato in presenza di altre persone, tutti avventori di un bar.

Un’offesa grave da lavare subito col sangue.

E’ nata così la vicenda da “Far West” come l’ha definita il procuratore capo della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, quella della sparatoria, con inseguimento, per le vie di palma di Montechiaro e quella del ferimento del giovane Leandro Onolfo che è vivo per miracolo e che ha subito un intervento chirurgico che si lo ha strappato alla morte ma gli ha anche strappato un rene e la milza.

I protagonisti principali sono Francesco Gueli, 42 anni, detto “Ciciu u Malandrinu” e Giuseppe Incardona, 52 anni, detto “Peppi u Cafuni” con il primo che non ha esitato un solo momento ad armarsi di una pistola calibro 45 (che poi, in un momento concitato di discussione con propri familiari ha ferito per errore Onolfo) per reagire all’agguato compiuto in suo danno ad opera di Incardona che a sua volta ha reagito così per lavare l’onta dell’offesa grave che è stato lo schiaffo ricevuto al bar davanti a tanti compaesani.

E’ questa la tragica e, fortunatamente, con danni tutto sommato contenuti (“Poteva essere una strage” – ha detto sbigottito il procuratore Patronaggio) trama di una storiaccia avvenuta a Palma di Montechiaro.

Una contesa sorta al di la di una ragionevole motivazione, rafforzata da un muro di omertà che va oltre ogni logica comprensibile, dipanata dentro un contesto degradato, privo di valori e di vergogna.

Ciciu u Malandrinu” e “Peppi u Cafuni“: già i soprannomi evidenziano la storia di questi improbabili personaggi che solo Palma poteva disegnare anche se di fumetti non si tratta.

E’ una storia che merita una attenta e profonda riflessione.

 


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