Licata, A testa alta: “Foce del fiume Salso fuorilegge”

Licata, A testa alta: “Foce del fiume Salso fuorilegge”

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A testa alta in azione alla foce del Salso

A testa alta in azione alla foce del Salso
A testa alta in azione alla foce del Salso
I volontari di A tesata alta alla foce del Salso
I volontari di A tesata alta alla foce del Salso
I tecnici del laboratorio mobile di Goletta Verde alla foce del fiume Salso,
I tecnici del laboratorio mobile di Goletta Verde alla foce del fiume Salso,
Bocciatura senza appello per la foce del fiume Salso e per le acque marine antistanti. I campionamenti effettuati durante la campagna di Goletta Verde presentano un’altissima concentrazione di inquinamento microbiologico, con valori di escherichia coli ed enterococchi intestinali a dir poco allarmanti e preoccupanti, lontanissimi dai limiti consentiti dalla normativa vigente.
I limiti microbiologici di questi batteri sono di 500 Unità formante colonia/100 millilitri per l’escherichia coli e di 200 unità formante colonia/100 millilitri per l’enterococco intestinale. Ebbene, le analisi hanno evidenziato valori elevatissimi di oltre 40.000 Ufc/100ml per l’escherichia coli, batterio particolarmente pericoloso per la salute umana, e di oltre 20.000 Ufc/100ml per l’enterococco intestinale.
I tecnici del laboratorio mobile di Goletta Verde alla foce del fiume Salso,
I tecnici del laboratorio mobile di Goletta Verde alla foce del fiume Salso,

A rendere noti gli sconcertanti risultati delle analisi eseguite dall’equipe tecnica di Legambiente il 17 luglio scorso, proprio in corrispondenza dello sbocco (non autorizzato dagli enti competenti) del depuratore comunale, è stata anche quest’anno l’associazione A testa alta, alle prese con dure battaglie a difesa del territorio e che sta svolgendo un ruolo attivo e incisivo anche nelle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Agrigento per far chiarezza sul degrado ambientale in cui versa la foce del Salso e le aree demaniali limitrofe. Il report di approfondimento relativo all’attività di monitoraggio delle acque della foce del Salso, predisposto da Legambiente su richiesta dell’associazione licatese, si trova già sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica Antonella Pandolfi cui sono state affidate le indagini preliminari. Il magistrato ha anche acquisito documenti e altri elementi conoscitivi sulla recentissima moria di pesci che ha interessato, in modo particolare, la zona fociale e il braccio di levante del porto turistico di Licata.
Alcune volontarie di A testa alta. Al centro, la biologa Claudia Adamo
Alcune volontarie di A testa alta. Al centro, la biologa Claudia Adamo

«La situazione inerente la foce del fiume Salso continua a peggiorare e i risultati delle analisi lo confermano», dice la biologa Claudia Adamo dell’associazione A testa alta, precisando che «i valori sono assolutamente inaccettabili, anche tenendo conto dell’influenza, nella concentrazione batteria rilevata, dello scarico del depuratore comunale e dei limiti normativi previsti per le acque reflue di depurazione che, per l’escherichia coli, è di 5.000 Ufc/100ml». Infatti, a differenza dell’anno precedente, continua la biologa, in cui il prelievo è stato eseguito nei pressi della foce a circa 30 metri dal tubo di scarico del depuratore, quest’anno, a causa delle diverse condizioni morfologiche che i tecnici si sono trovati di fronte, il prelievo è stato fatto nelle immediate vicinanze dello scarico; una scelta che si è rivelata particolarmente efficace in quanto ci consente di avanzare ipotesi, naturalmente da sottoporre a verifica da parte degli organi competenti, circa le gravi disfunzioni del depuratore di Contrada Ripellino, il cui scarico in zona foce, peraltro, non è consentito dalla legge regionale n. 27 del 1986 e dovrebbe essere allontanato mediante apposita condotta sottomarina di allontanamento».
«Sulle gravi condizioni di abbandono e degrado della zona della foce del Salso, di spiccata valenza naturalistico-ambientale e sede fino alla metà degli anni 2000 di un osservatorio avifaunistico gestito dal Wwf, molto frequentato da scolaresche e turisti, è intervenuta più volte la nostra associazione» – aggiunge Claudia Adamo – «non solo attraverso denunce all’Autorità giudiziaria, ma soprattutto attraverso azioni di sensibilizzazione e divulgazione. Il documentario che abbiamo realizzato, dal titolo “Riprendiamoci ciò che è nostro”, che racconta l’occupazione simbolica della degradata area demaniale a ridosso della foce, sta facendo il giro delle scuole della città, sollevando grande interesse presso i ragazzi e i più piccoli. Un’occasione originale, non solo per fare il punto sul rapporto ambiente/salute, ma per riflettere sul sentiero da percorrere insieme, già tracciato anni addietro dall’architetto Franco Galia e dalla sezione licatese del Wwf». È giunta l’ora, conclude la biologa, di «capire dove risiedono le principali criticità e di adottare le conseguenti azioni, in modo da attivare al più presto gli interventi necessari volti a mitigare gli impatti sull’ambiente naturale della foce e nelle zone circostanti. I cittadini dovrebbero porsi più domande e magari gli organi competenti dare più risposte».

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