Licata: attentato incendiario ai danni di un bene confiscato alla mafia

Licata: attentato incendiario ai danni di un bene confiscato alla mafia

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Bene confiscato alla mafia a Licata

Bene confiscato alla mafia a Licata
Bene confiscato alla mafia a Licata
Una bottiglia incendiaria è stata lanciata da sconosciuti contro un edificio confiscato alla mafia e da diversi anni acquisito al patrimonio del Comune di Licata. A rendere pubblico l’accaduto, avvenuto probabilmente la notte scorsa, è stata “A testa alta”, l’associazione di promozione sociale contro la mafia che si sta battendo per il riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata nel territorio di Licata.
Oltre al marciapiede e il parte del balcone, è rimasta annerita dal fumo la tabella recante la dicitura “Bene confiscato alla mafia facente parte del patrimonio del Comune di Licata”. Anzi, a giudicare dalle fotografie pubblicate dall’associazione dalle quali si nota una piccola scalfitura nel muro, sembra che l’obiettivo del vile gesto sia stato proprio il danneggiamento della tabella, apposta di recente durante la gestione commissariale del Comune, a seguito della presentazione di un dossier, con il quale “A testa alta” aveva denunciato gravi anomalie nella gestione dei beni confiscati. Un dossier poi finito anche in Procura. Il Commissario Straordinario dell’Ente, Maria Grazia Brandara, oltre a impartire direttive ai propri uffici per la predisposizione di un elenco dei beni confiscati e per un monitoraggio sul loro stato, aveva disposto anche verifiche, tramite il Comando di Polizia Municipale, per accertare se questo edificio di Corso Brasile e altri immobili e terreni segnalati da “A testa alta” nel proprio dossier fossero legittimamente occupati.
Recentemente, a seguito del pressing dell’associazione licatese sul fronte beni confiscati, il Consiglio comunale aveva approvato un apposito Regolamento per disciplinare, finalmente in modo trasparente, la concessione a terzi di questi beni e, per superare le difficoltà finanziarie e organizzative connesse all’utilizzo sociale di taluni beni sottratti alla mafia, aveva approvato la delibera per l’adesione del Comune di Licata nel Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo.
Proprio qualche giorno prima dell’atto incendiario, “A testa alta” aveva preannunciato dalla propria pagina facebook ulteriori iniziative per dare la possibilità ai cittadini di utilizzare questi beni creando spazi utili alla cittadinanza, una sana occupazione e servizi per il territorio. Il post, ripreso dalla stampa locale, porta il titolo “Riprendiamoci ciò che era di Ling Ling (Giuseppe Falsone, n.d.r.) e dei suoi amici”.
Per la laboriosa “A testa alta”, il gravissimo episodio, dal chiaro contenuto intimidatorio-simbolico (pare che l’immobile fosse disabitato), «rappresenta uno sprone maggiore per continuare e a fare sempre meglio»; e poiché «questo di corso Brasile e tanti altri immobili sottratti alla criminalità organizzata e acquisiti al patrimonio comunale», versano «da anni in stato di abbandono e attendono di essere restituiti alla comunità, e in particolare all’uso sociale», l’associazione ha chiesto di incontrare il Sindaco Angelo Cambiano, al quale presenterà «proposte per tentare di uscire da questo impasse dopo anni e anni di indifferenza e pericolosa irresponsabilità politica e burocratica che ha ostacolato il recupero e il riuso sociale dei beni confiscati alla mafia».

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