Licata, prostituzione al “Paradise Club”: la ricostruzione dell’inchiesta “Lenone 2”

Giuseppe Castaldo

Giudiziaria

Licata, prostituzione al “Paradise Club”: la ricostruzione dell’inchiesta “Lenone 2”

Pubblicato il Apr 16, 2018
Licata, prostituzione al “Paradise Club”: la ricostruzione dell’inchiesta “Lenone 2”

E’ ripreso questa mattina, davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli – a latere i giudici Ricotta e Genna – il secondo troncone del processo scaturito dall’operazione “Lenone”, condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento nell’estate 2012, che ha di fatto smantellato una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione che coinvolgeva donne originarie della Romania, anche minorenni.

L’inchiesta è stata già oggetto di decisione del Tribunale di Agrigento che – nel 2015 – aveva condannato i due principali personaggi della vicenda: Adriana Maria Radulescu, 32 anni, condannata a 9 anni e 6 mesi di carcere e il licatese Giuseppe “Pino” Grillo, 62 anni, condannato a 12 anni di reclusione.

In questo filone, invece, sono otto le persone accusate – a vario titolo – di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: si tratta di Cristina Elena Radulescu, Marinica Pachitei, Angelo Incorvaia, Costica Martinescu, Aurel Caruta, Petre Alexandru Roman, Carmelo Cani, Catalina Schiau, Angelo Schembri (due soggetti di nazionalità rumena risultano tutt’oggi latitanti). In aula, questa mattina, è stato escusso il maresciallo maggiore Mele che, oltre ad aver redatto l’informativa finale, è stato anche presente in alcuni momenti dell’operazione: “L’indagine comincia alla fine del 2010 con pedinamenti ed intercettazioni ambientali e telefoniche. C’era un vero e proprio gruppo che aveva messo su un giro di squillo differenziandolo in quello “da strada” o quello d’elìte al “Paradise” (una club nel centro storico di Licata oggi chiuso). Per entrare al club dovevi essere socio e – prosegue il maresciallo – la quota associativa era tra i 10€ ed i 20€ annui. Le prestazioni sessuali non avvenivano all’interno del “Paradise” ma lì si prendevano gli appuntamenti per poi spostarsi altrove. Fra le ragazze – ha poi concluso il maresciallo maggiore – ve ne erano due minorenni. L’identità di una di queste l’abbiamo scoperta grazie a conversazioni con la madre (intercettate). 


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