Padre poliziotto ucciso: “Non credo più allo Stato e Cutrò non deve...

Padre poliziotto ucciso: “Non credo più allo Stato e Cutrò non deve arrendersi”

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Ignazio Cutrò oggi insieme al padre dell'agente Agostino

“Noi oggi siamo qui per dire a Ignazio di non darsi fuoco, di non arrendersi. Ma anche per lanciare un appello allo Stato, perché sia presente”. A dirlo è Vincenzo Agostino, il papà di Nino, l’agente di polizia ucciso con la moglie Ida Castellucci il 5 agosto 1989, oggi in piazza a Palermo al fianco di Ignazio Cutrò, l’imprenditore antiracket di Bivona (Agrigento), giunto nel capoluogo siciliano per protestare contro “l’abbandono” dello Stato, colpevole di “aver fatto morire la mia azienda”.

In piazza XIII vittime non si sono le Istituzioni, ma solo la società civile. “E’ una delusione, ma ci siamo abituati – dice Cutrò -. Loro vanno solo a fare passerelle, non vengono qui dove ci sono persone oneste che hanno perso tutto”. “Dove è lo Stato – gli fa eco Agostino -? Dove è quello Stato che dovrebbe mettere in galera le persone che hanno fatto del male? Non credo in questo Stato, che ci ha lasciati soli”. La verità sulla morte di mio figlio? “Ho il dubbio che si voglia insabbiare la verità come è stato fatto per tanti anni, se accadrà significherà che non possiamo fidarci neppure delle Istituzioni che dovrebbero rappresentarci”. “E’ assurdo che oggi qui non ci sia nessun rappresentante delle istituzioni – dice ancora papà Agostino -. Dove è Crocetta? Dove è il presidente della Regione che ci ha usati e poi buttati via? Oggi la vera mafia è quella dei colletti bianchi, gli stessi di cui parlava Falcone, quelli che dicono di fare antimafia, ma che poi sono più corrotti dei politici”.

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