Agrigento

Pietro Grasso:” Una Repubblica ha diritto alla verita per costruire il suo futuro”

“Un libro forte che ci fa sentire vivi”, così ha definito il nuovo libro del Presidente del Senato Pietro Grasso, il giornalista Salvo Palazzolo nel presentarlo in un gremitissimo Teatro Pirandello. Giunto puntuale alle 18, il presidente del Senato è stato accolto dal sindaco Firetto, dal prefetto Diomede e dal questore Maurizio Auriemma.
Assediato dai cronisti, Grasso non aspetta neanche le domande di prammatica e concede subito la sua esternazione dove traspare la soddisfazione per l’importanza dell’evento: ”La considerazione che faccio è che tanti ragazzi di oggi non hanno conosciuto quelle vicende che sono successe venticinque anni fa. E’ già una generazione che non ha potuto conoscere quei fatti e ritengo sia molto utile per la loro formazione conoscere un pezzo di storia contemporanea che riesce ancora a trasmettere principi e valori molto utili per i ragazzi di oggi. La presentazione del libro ad Agrigento rappresenta per me una tappa importante e vi ritorno dopo aver già visitato la stele di Livatino che è stata danneggiata e che fra qualche giorno riprenderà la sua forma originaria. Vi ho deposto un mazzo di fiori perché ho ricordato che con Giovanni Falcone ho presenziato ai funerali di Livatino. Agrigento è stata sempre una zona molto feconda di magistrati, di giudici, funzionari di polizia che hanno lavorato per combattere il fenomeno Cosa nostra. E’ bene che questa storia vada conosciuta”.
Il prefetto Nicola Diomede ricorda che “il libro ripercorre la vita professionale di Pietro Grasso nelle varie funzioni ricoperte. D’intesa con l’amministrazione comunale abbiamo ritenuto di invitare gli studenti delle scuole per questa iniziativa a loro rivolta. Attraverso il racconto di chi è stato protagonista insieme a Falcone e Borsellino, ci auguriamo che questo momento possa essere di conoscenza e vicinanza a un tema sul quale bisognerà ancora continuare a lottare. Per evitare che impoverisca anche il futuro dei ragazzi”.
Una vera e propria cerimonia l’evento di questa presentazione che ha preso l’avvio con la lettura di una lettera immaginaria scritta da Pietro Grasso a Giovanni Falcone. Una lettura partecipe e commossa dell’attore Sebastiano Lo Monaco che poi ha chiuso l’evento con un’altra lettera di Grasso a Paolo Borsellino.
Sebastiano Lo Monaco non è nuovo a questi accenti teatrali avendo portato in scena negli scorsi anni due testi di Pietro Grasso adattati al teatro, mentre il giornalista Salvo Palazzolo ha incalzato l’autore sulle vicende narrate dal libro chiedendone anche i dettagli insieme ad alcune rivelazioni di cui il Presidente del Senato non è stato mai avaro.


Grasso ricorda la temperie di quegli quando si parlava apertamente di una “nuova morte della Repubblica” e di uomini delle istituzioni che affrontavano i problemi che poi furono soffocati. “Adesso può succedere di tutto”, disse Giovanni Falcone subito dopo l’assassinio di Salvo Lima e nel sottolinearlo Pietro Grasso racconta gli interrogativi di allora, le rivelazione del pentito che asserisce di una presenza estranea alla mafia in Via D’Amelio, della strategia che poi ne seguì, del ricatto allo Stato.
Cosa occorre – chiede Palazzolo – per una risposta alla strategia della tensione?
Ci vorrebbero nuove condizioni parlamentari per creare una commissione sulle stragi che possa cogliere eventuali parallelismi e cronologie. Una Repubblica ha diritto alla verità per costruire appieno il suo futuro.
Al dibattito partecipa anche il sindaco Lillo Firetto che parla di una “antimafia della speranza” e insieme ricordano i sindaci e gli uomini delle istituzioni che cercano di sottrarre le città alle mafie.
I tanti docenti che nelle scuole guidan alla legalità, e qui Grasso strappa un applauso allorchè rimarca le dimenticanze economiche che non meritano. “Tutti cittadini che oggi sono meno oppressi di quanto lo eravamo noi”.
Inediti poi risultano i risvolti del primo faccia a faccia con Provenzano che viene sollecitato da Grasso ad una collaborazione e avendone come risposta “Si, ma ognuno secondo il proprio ruolo”, eppure, ricorda divertito Pietro Grasso, ci fu chi disse che “lui volle farsi catturare” e poichè la cattura avvenne subito dopo una tornata elettorale qualcuno disse che “me lo era tenuto in casa” oppure, addirittura, che la cattura serviva a distogliere l’attenzione dalla mafia”.
L’ultima notazione è di Salvo Palazzolo che ricorda a Grasso una foto che lo ritrae accanto al corpo di Piersanti Mattarella ucciso.
“Mi ispiro a Piersanti Mattarella, è il mio esempio di politica” risponde il presidente del Senato.
E chi, se non il fratello dell’ucciso, Sergio, poteva scrivere la prefazione al libro di Pietro Grasso?
mi-piace

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