Processo Vultur: rintracciato in Germania dopo mesi ma non vuole più testimoniare

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Processo Vultur: rintracciato in Germania dopo mesi ma non vuole più testimoniare

di Redazione
Pubblicato il Nov 7, 2018
Processo Vultur: rintracciato in Germania dopo mesi ma non vuole più testimoniare

Mafia, Vultur: rintracciato dopo mesi ma non vuole più testimoniare al processo

Era stato citato più e più volte dal Pubblico ministero della Dda di Palermo, Alessia Sinatra per testimoniare nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia Vultur (2016) ma non era mai comparso davanti il collegio di giudici presieduto da Luisa Turco.

Con l’udienza di oggi sembrava esser risolto il “caso” di Massimo Condello, camastrese emigrato in Germania, che in questi mesi ha disertato decine di udienze causa irreperibilità prima e trasferimento all’estero poi.

La scorsa udienza, dopo vari tentativi andati a vuoto, Condello sembrava esser stato rintracciato proprio in Germania e predisposto per lui, in accordo con le autorità tedesche, il collegamento in video-conferenza per testimoniare nel processo.

Questa mattina, quando tutto ormai era stato predisposto per il collegamento, il colpo di scena: una relazione di servizio della polizia tedesca annunciava la volontà di Condello di non voler più testimoniare.

Ha una paura fottuta Massimo Condello, rapinatore e per sua stessa ammissione autore di un incendio di autovettura ai danni del candidato sindaco di Camastra, Gaetano Provenzani. Paura di comparire davanti ai giudici e di puntare il dito accusatore verso “u puparu” , Saro Meli ed il figlio Vincenzo. Lui, le sue dichiarazioni, auto ed etero accusatorie, le ha già fatte avanti il personale della Squadra mobile di Agrigento, guidato da Giovanni Minardi. Era il 30 gennaio 2014. Dopo aver firmato quel verbale, Condello è sparito. Non si è fattop più trovare per tanto tempo e, una volta rintracciato ha declinato, senza tanti preamboli, l’invito: non verrò a testimoniare.

Ma chi è Massimo Condello?

Camastrese di 38 anni emigrato in Germania rende alcune dichiarazioni alla Squadra Mobile di Agrigento guidata da Giovanni Minardi su fatti di cui è a conoscenza: racconta di atti incendiari nei confronti di Vincenzo De Marco, proprietario di una ditta di onoranze funebri e oggetto di diverse intimidazioni (oggi parte civile nel processo) , parla di presunti screzi tra Rosario Meli e Giuseppe Condello, pregiudicato di Palma di Montechiaro divenuto l’incubo dei commercianti del paese a cui chiedeva il pizzo ma assassinato nel gennaio 2012 insieme al suo guardaspalle e ritrovato sotto un ponte sulla strada che conduce a Campobello di Licata.

Il collegio – composto dal presidente Turco con a latere i giudici Ricotta e Croce  – adesso dovrà sciogliere la riserva sull’acquisizione delle dichiarazioni rese da Condello alla Squadra Mobile. Il Tribunale ha anche acquisito le sentenze prodotte dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Alessia Sinatra e anche la documentazione della difesa (esclusa la relazione semestrale della Dia).

Sul banco degli imputati siedono Rosario Meli, alias “u puparu”, considerato dagli inquirenti il capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, il tabaccaio del paese Calogero Piombo e il canicattinese Lillo Di Caro.

Si torna in aula il 13 novembre mentre il 19 ci sarà la requisitoria del pubblico ministero. Il giorno seguente, invece, sarà la volta delle difese con gli avvocati Santo Lucia, Giuseppe Barba, Angela Porcello, Calogero Fiorello, Giovanni Castronovo e Angelo Sutera. Il 22 novembre è prevista la sentenza.

 


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