Agrigento

Agrigento: galeotto fu “Il placido Don” per Matteo Collura

Colllura intervistato

Colllura intervistato

Don Angelo Chillura direttore della Lucchesiana presenta Matteo Collura

Don Angelo Chillura direttore della Lucchesiana presenta Matteo Collura

Per sua e nostra fortuna fu un libro di Michail Sholokov, Il placido Don, a indurre alla scrittura Matteo Collura.

Senza dimenticare il propedeutico Lev Tolstoi. Lo ha confessato, in una sorta di full immersion nei suoi libri, lo scrittore agrigentino Matteo Collura ospite della biblioteca Lucchesiana dove ha letto una lunga relazione che si è rivelata anche una piccola lectio magistralis.

Collura era stato invitato dal direttore della Lucchesiana don Angelo Chillura che per ricordare i due secoli e mezzo della biblioteca ha preparato una serie di incontri su libri e scrittori. Nel prossimo incontro , il 10 marzo , sarà ospite Salvatore Ferlita relatore  della  letteratura siciliana  del novecento. Dunque, libri compagni di vita, libri come cibo, alimento, forza interiore, libri che possono scardinare un impero e biblioteche come luogo di cura dell’anima. E ne sa qualcosa  anche la biblioteca digitale di Wikileaks se poi cadono i governi insieme alle ipocrisie diplomatiche perché “anche  i monasteri privi di libri sono come una piazzaforte priva di armi.”

Libri della lucchesiana

Libri della lucchesiana

Per Matteo Collura “i libri servono per leggere e a me servono anche per scrivere e a vivere”.   Collura ormai è uno scrittore le cui opere sono tradotte in decine di paesi e il suo ultimo romanzo, “La badante”, editore Longanesi, sta riscuotendo un notevole interesse perché  affronta i temi della solitudine e della vecchiaia come pochi scrittori abbiano mai fatto. Ne è venuto fuori un interno di famiglia  con uno scavo di caratteri che rimanda ai  grandi classici.

Per chi ha letto Collura non è stata una sorpresa  apprendere  l’influenza della letteratura russa sulla sua formazione mentre è stata una sorpresa apprendere che il primo libro del “piccolo Matteo” fu” Kon-Tiki” di Thor Eyerdhale, l’esploratore che nel 1947 attraversò il Pacifico su una zattera, dal sud America alle isole della Polinesia. Quella  zattera che ha consentito al piccolo Matteo di fantasticare, uscire dall’infanzia, prendere visione della storia e dei suoi libri destinati a cambiare vita al genere umano.

Matteo Collura e Settimio Biondi nella Lucchesiana

Matteo Collura e Settimio Biondi nella Lucchesiana

“I libri mi hanno salvato”, una ammissione che detta  oggi in piena era digitale  dovrebbe causare più di una riflessione tra gli  “internauti-smartfonisti”. E poi c’è il cinema, il grande cinema come mallevadore dell’adolescenza, in primis “Via col vento” con i suoi personaggi e la sua musica che perfino “la vecchia volpe di Bruno Vespa” ha preso in prestito nella sigla del  suo “Porta a Porta”. Libri e cinema, cinema e libri insieme alla musica classica, questo  il nutrimento di Collura che in questa occasione ha  dimenticato di ricordare la sua passione per i fumetti di Tex Willer. La notizia di questa passione western era venuta fuori qualche mese fa a Grotte durante il conferimento della cittadinanza onoraria, notizia che fu accolta dal pubblico con un divertito applauso.

Lo scrittore agrigentino, però, non rinuncia a indicare la lista necessaria dei libri da leggere e che va da Shakespeare (“un marziano sceso sulla terra dovrebbe leggerlo per capire le passioni che agitano questo pianeta”) al  Manzoni dei “Promessi sposi” e di “Storia della colonna infame”, al “Gattopardo” di Tomasi e alla “Strega e il capitano” di  Leonardo  Sciascia di cui è il massimo  biografo.

Ma ci sono pure i Vangeli, Tolstoi, Cervantes, Bertrand Russell e il De Amicis di “Cuore” e “Sull’Oceano” un libro sui migranti italiani che vanno in Argentina. Per Agrigento invece viene indicato come lettura il libro di Settimio Biondi “Festa americana”. Una indicazione parziale “perché bisogna leggere pochi libri ma quelli giusti  fra i 130 milioni di libri che ci sono al mondo per la cui lettura occorrerebbero 600mila anni o giù di lì”.

Un ricordo di Umberto Eco era doveroso. Oltre che amico (e sdoganatore di fumetti), Eco per Collura “era il meglio della cultura italiana” e dopo di lui “il vuoto è assoluto, perdiamo un bene prezioso”.

Inframezzata alle seriosità, una divagazione Collura se la consente citando  libri a loro modo necessari come “Cosa fa Dio tutto il giorno?” e “Come essere felici anche sposandosi” e che anticipano un breve dibattito finale  rivelando altre piccole “devozioni”  di Collura: “Non sarei mai capace di abbandonare un libro dopo aver iniziato a leggerlo”,”La letteratura ha cambiato il mondo ma non ci ha reso migliori”, “I libri ci fanno consapevoli, affinano il gusto”.

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