“Sarà per la prossima volta” al “Posta vecchia” di Agrigento

“Sarà per la prossima volta” al “Posta vecchia” di Agrigento

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Una scena di insieme

Alfonso Gueli regista e autore_
Alfonso Gueli regista e autore_

Ancora un motivo di riflessione e di comprensione della città di Agrigento è stato offerto al sindaco di Agrigento Calogero Firetto.

Dopo “Delirio a due” di Lia Rocco del “Piccolo teatro pirandelliano”, dopo “Ritorno a casa” di Pinter per la regia di Francesco Capitano, dopo “Cartoline colorate” di Giusi Carreca e Annamaria Tedesco, dopo “Ho rivisto l’uomo dal fiore in bocca” di Salvo Mangione ecco affacciarsi sulla scena “Sarà per la prossima volta” dell’agrigentino Alfonso Gueli, farmacista ma soprattutto scrittore di teatro, imperturbabile e impenitente, “uno che ha capito dal profondo della sua provincia ciò che c’era da capire del teatro”, gli scriveva Andrea Camilleri nella presentazione di una sua raccolta teatrale .

Antonio Garufo e Loredana Minacapilli
Antonio Garufo e Loredana Minacapilli
Antonio Garufo e Rosaria Leto
Antonio Garufo e Rosaria Leto
Assessore Riolo
Assessore Riolo
Garufo Minacapilli e Parisi
Garufo Minacapilli e Parisi
L'assessore Riolo
L’assessore Riolo

E del resto la storia sta lì a ricordarci che ovunque ci sia una società umana, l’insopprimibile spirito della Performance si manifesta nei piccoli villaggi come sui palcoscenici ipertecnologici delle metropoli globalizzate, negli atri delle scuole, nei quartieri poveri, nelle piazze urbane, nei centri sociali, le persone si raccolgono per condividere i mondi del teatro  che si crea per esprimere la complessità umana, la nostra diversità, la nostra vulnerabilità nella carne vivente. E’ solo di un certo teatro che non c’è bisogno e il “balzo” dei Cinque Stelle  ce lo dimostra, quel teatro dei giochi politici, della trappola politica, il Teatro dei politici, il Teatro del Terrore quotidiano, singolo o collettivo, il teatro dei cadaveri e del sangue sulle strade fra religioni ed etnie. Ancora la storia ci ricorda che tempo fa il potere risolse l’intolleranza verso i commedianti cacciandoli fuori dal paese. Oggi gli attori e le compagnie hanno difficoltà a trovare piazze e teatri e pubblico a causa della crisi. Una crisi che ha costretto un tecnico del teatro di Catania al tentativo di suicidio(ne  alleghiamo una foto che ricorda sulla facciata del teatro, ironia della sorte, “Fatti non foste a viver come bruti”).

Lillo Savatteri e Lina Gueli
Lillo Savatteri e Lina Gueli
Lillo Savatteri e Lina Gueli
Lillo Savatteri e Lina Gueli
Lina Gueli
Lina Gueli
Sollano e Savatteri
Sollano e Savatteri
Tenerezze  della commedia
Tenerezze della commedia

Un tentato suicidio di cui nessuno ha scritto tranne il critico  Franco Cordelli sul “Corriere della sera” denunciando anche che  attori e tecnici  hanno un arretrato vertiginoso di pagamenti.

Il tentato suicidio del tecnico
Il tentato suicidio del tecnico

Il sindaco Firetto che è uomo di buone letture, come ci ricordava anni fa in una intervista, e che è il nostro sindaco, anzi lo ha voluto essere, per cui o noi lo divoriamo (leggi “dialoghiamo”) o lui  divora noi, dicevamo,  si ricorderà che nel Rinascimento chi gestiva il potere in Italia doveva darsi un gran da fare per tenere a bada i commedianti che erano seguitissimi dal pubblico. Poi con la Controriforma gli spazi teatrali  furono smantellati specie a Roma dove erano accusati di oltraggio alla città Santa. Oggi ben altra gente ha oltraggiato la città Santa e  per Agrigento se oltraggio ci fu (e c’è) potrebbe risultare facile  per il sindaco Firetto , “scavare vicino invece di cercare lontano” come scriveva Manzoni per la monaca di Monza.

Un momento drammatico della commedia
Un momento drammatico della commedia
Una delle numerose figure femminili
Una delle numerose figure femminili
Una foto di insieme
Una foto di insieme
Una scena di insieme
Una scena di insieme

Il glorioso “Teatro Della Posta Vecchia “ ha ospitato queste opere tranne quella di Salvo Mangione che ha trovato la grande e sollecita comprensione di Gero Mezzano a Porto Empedocle . La commedia di Gueli ha trovato nei Lions presieduti da Gerlando Riolo, assessore della Giunta Firetto, una attenzione produttiva che ormai dura da ben quattro anni e vede la partecipazione attoriale dei suoi adepti. Superfluo notare come sia diventata una “enclave” di comunicazione che insieme alle altre compagnie teatrali costituisce la più vera e autentica manifestazione di cultura che ha sostituito alla grande il “Centro Pasolini” e il “Centro Pastore” emanazione di partiti imbelli . Eppure per queste compagnie il “Teatro Pirandello” resta lontano come fosse un salotto  piccolo borghese chiuso a chiave per timore di venire sporcato. E di sporcizie e bufale al “Pirandello” se ne sono viste in questi anni, pagate profumatamente ad uso e consumo di una borghesia canuta che continua a preferire l’usato sicuro. Ma ci sono altri dilemmi, per esempio, consiglieri comunali che non vanno a teatro e ai quali non importa nulla della conduzione teatrale. Nelle mail comunali si parla di tutto fuorchè di teatro e il presidente della commissione spettacoli Pasquale Spataro ci diceva che a lui il teatro non piace. Persino i problemi dello spettacolo restano fuori  dalla “opposizione grillina” dove uno dei suoi consiglieri è stato costretto recentemente a dimettersi per una “benevolenza” del sindaco, una sorta di proposta che non si poteva rifiutare: la titolazione di una strada.

Intanto per tre serate consecutive il “Teatro Della Posta Vecchia” è andato esaurito nei suoi  fatidici “101” posti, almeno 300 spettatori hanno riso e applaudito “Sarà per la prossima volta” di Alfonso Gueli. Non ci si illuda per gli applausi e le risate perché stavolta lo scrittore agrigentino va giù duro, appunto, tra sorrisi e applausi, la sua nota leggerezza ironica sfiora talora  l’ironia corrosiva (ricordate “Il fascino discreto della borghesia” di Bunuel?) la rappresentazione è più scaltrita, i personaggi più complessi.

Si veda la vicenda “sotterranea”  di Paola e Alberto che lega i fili della commedia che si conclude con l’accettazione dell’altro che non è poco in un mondo di media borghesia dove si teme che l’accettazione dell’altro abbassi le proprie difese immunitarie o che metta in pericolo la propria identità. Firetto ne converrà che oggi  c’è bisogno di contaminazione e meticciato non solo per i migranti ma per abbattere i paletti di presunte e ormai irriconoscibili classi sociali. Inutili gli arroccamenti sulla “Zattera della Medusa”.  Se il sindaco fosse stato presente avrebbe avuto modo di notare come il protagonista Alberto (un impareggiabile attore-medico agrigentino, Antonio Garufo) guardando la sua ritrovata Paola declama “non abbandono la mia maledetta città, io resto per migliorarla”. E farebbe al caso nostro e di tutti  se si andasse a leggere un libro uscito in questi giorni che racconta come valorizzando le risorse delle culture locali, l’intervento teatrale sia riuscito ad agire sulla popolazione. Il titolo è “Storie che curano le ferite dell’anima”.

Ferite che hanno deciso di curare( e lo fanno per il quarto anno) gli attori protagonisti: Egla Tornambè,Alfonso Sollano,Adriana Parisi, Lina Gueli, Anna Careca, Antonio Calamita, Teresa Parisi, Loredana Minacapilli, Lillo Savatteri, Rosaria Leto, Emanuele Gianfriddo, Gina Bosco, Maria Cerasola, Antonio Garufo. Luci e suoni di Tonino Bruccoleri. Assistente alla regia Maria Grazia Scibetta. Regia di Alfonso Gueli.

testo e foto di Diego Romeo

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