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Realmonte, restano confiscati i beni di “Zu Peppi pacchianu”

Restano confiscati i beni personali e patrimoniali di Giuseppe Iacono, 79 anni, pastore di Realonte, arrestato nel 2007 nell’operazione antimafia denominata “Marna”. Il blitz consentì di smantellare una rete di fiancheggiatori, operante sull’asse Porto Empedocle – Realmonte – Siculiana, dell’allora boss latitante Gerlandino Messina.

A deciderlo i giudici della Corte di Cassazione che si sono pronunciati in merito al ricorso dei legali di Iacono, inteso “zu Peppi Pacchianu”.

La confisca aveva interessato diversi beni, nello specifico: 3 costruzioni, 15 appezzamento di terreno, 3 imprese agricole, 6 libretti postali, il tutto per un valore di circa 3 milioni di euro. La confisca face seguito al sequestro effettuato due anni prima dalla Guardia di Finanza di Agrigento. Gli stessi giudici hanno disposto, nel contempo, la restituzione di due fabbricati.

Secondo quanto stabilito dai giudici della Suprema Corte, anche che “il fatto di essere stato assolto dal reato di partecipazione all’associazione di stampo mafioso, non costituisce elemento invalidante del decreto applicativo della misura di prevenzione personale e patrimoniale”.

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