Agrigento, la Cgil: “Commissariare nettezza urbana”. Dura replica di Firetto e Fontana

Agrigento, la Cgil: “Commissariare nettezza urbana”. Dura replica di Firetto e Fontana

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I segretari regionale e provinciale di Agrigento della Cgil Funzione pubblica, Claudio Di Marco e Alfonso Buscemi, si sono rivolti all’ assessore regionale ai servizi di pubblica utilità Vania Contrafatto. Di Marco e Buscemi chiedono la nomina di una Commissario per un intervento sostitutivo nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti al Comune di Agrigento. Di Marco e Buscemi spiegano : “Le norme, le direttive, le circolari che la Regione emana non trovano cittadinanza presso il Comune di Agrigento che sembra muoversi in totale disallineamento rispetto alle indicazioni che pervengono dall’Assessorato regionale. Ad Agrigento, per salvaguardare i livelli occupazionali, sarebbe stata assolutamente possibile una revisione dell’affidamento dell’appalto rimettendosi in linea con le prescrizioni normative che impongono il raggiungimento di specifiche percentuali di raccolta differenziata. Rispetto a tali sollecitazioni non è pervenuta alcuna risposta. Ecco perché la necessità del Commissario”.

In un comunicato il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ed un componente della sua giunta, Domenico Fontana rispondono al comunicato diffuso dalla Cigl di Agrigento.

“A leggere la nota che oggi la CGIL Funzione Pubblica ha inviato all’assessore Contrafatto si rimane letteralmente basiti. Basiti perché contiene plateali falsità, clamorose “erronee interpretazioni” delle norme, nonché la richiesta di commissariamento della prima amministrazione della storia della città di Agrigento che stia provando a tutelare gli interessi dei cittadini piuttosto che quelli delle imprese che svolgono i servizi di pubblica utilità. Che sia proprio questo il problema?

Cominciamo, dalle falsità.

La CGIL, così come tutti gli altri sindacati, ha avuto modo d’incontrare più volte l’amministrazione per affrontare il tema facendo le proprie proposte: gli incontri formali (quelli informali li lasciamo fuori dalla contabilità) sono stati quattro presso Palazzo di Città e tre presso il tavolo di crisi indetto dalla Prefettura di Agrigento. In quelle sedi, le proposte della CGIL, incredibilmente coincidenti con quelle delle aziende che hanno vinto la gara, sono state valutate dall’amministrazione come si è fatto con tutte le altre. Non sono state ritenute praticabili per ragioni che andavano dall’inopportunità all’ illegittimità. In ognuna di quelle occasioni l’amministrazione di Agrigento ha esplicitamente chiarito tali valutazioni e ha ribadito la decisione di tutelare al contempo, la legalità, l’interesse dei cittadini agrigentini ad avere un servizio efficiente a costi accettabili, nonché la tutela del posto di lavoro degli operatori ecologici.

L’ultima proposta della CGIL, che ancora nella nota odierna si ribadisce, è impraticabile perché “interpreta erroneamente” la norma citata. Nel caso in specie, infatti, non vi è alcun fatto imprevisto che possa giustificare una variante, a meno che non si voglia intendere come tale l’elezione di un’ammnistrazione che èconvinta assertrice della necessità di dotare prima possibile la città di un nuovo sistema di gestione integrata dei rifiuti fondato sulla raccolta differenziata. Come è stato più volte spiegato alla CGIL, così come alle aziende in occasione degli incontri in prefettura, aderire a tale proposta coinciderebbe con il commettere una palese illegalità.

Addirittura surreale è la richiesta di commissariamento per “riportare alla legittimità gli atti posti in essere dal Comune di Agrigento”. Ogni cittadino, e quindi anche le organizzazioni sindacali, hanno l’obbligo civile di rivolgersi alla magistratura quando ritengono che sia stati compiuti atti illeciti o illegittimi. In quest’ultimo caso, prima ancora che all’assessore Contrafatto, la CGIL avrebbe dovuto rivolgersi alla magistratura amministrativa. Non ci risulta che l’abbia fatto. Così come non ci risulta che prima d’ora abbia mai richiesto un intervento della Regione per il mancato rispetto delle percentuali minime di raccolta differenziata nella città di Agrigento. Stranamente succede adesso che c’è una nuova amministrazione da soli tre mesi. Un’amministrazione che non ha alcuna responsabilità nelle scelte fatte dal commissario che ha indetto la gara e che sta già alacremente lavorando per portare la raccolta differenziata domiciliare in tutta la città. Dovremmo ritenere che la CGIL non sapeva che il raggiungimento di percentuali del 65% di raccolta differenziata è un obbligo dal 1997 (decreto Ronchi), dal 2006 (codice ambientale) e poi ancora dal 2010 (LR 9/2010). Oppure giungere alla conclusione che si tratta di attacchi tanto velleitari quanto strumentali, ma soprattutto non utili per gli operatori ecologici licenziati perché si rivolgono all’interlocutore sbagliato.

Le aziende che hanno vinto la gara hanno fatto un ribasso d’asta enorme, il 35%, è solo per questo si trovano oggi in difficoltà nel mantenere i precedenti livelli occupazionali. L’amministrazione ha già più volte contestato tale circostanza e farebbe bene la CGIL a fare lo stesso (allineandosi agli altri sindacati ) piuttosto che portare avanti strumentalmente proposte prive di sbocchi reali, oltre che di logica”.

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