Giudiziaria

Caso Saguto: difesa Cappellano Seminara cita 107 testi

Sono 107 i testimoni citati dalla difesa dell’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, per anni amministratore giudiziario di beni confiscati alla mafia, finito sotto processo per corruzione insieme, tra gli altri, all’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto.

L’avvocato Sergio Monaco, legale di Cappellano Seminara, che secondo i pm di Caltanissetta grazie a un patto corruttivo per anni sarebbe stato nominato amministratore di patrimoni milionari in cambio di favori e denaro al giudice, ha citato anche diversi magistrati come testi a difesa. Nell’elenco figurano, tra gli altri, il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari e il giudice nisseno Giambattista Tona. Il processo a Cappellano Seminara, che avra’ inizio il 2 ottobre, si celebra separatamente rispetto al procedimento in corso alla Saguto e agli altri imputati perche’ l’ex amministratore ha ottenuto di essere giudicato con l’immediato, saltando l’udienza preliminare. La sua posizione, pero’ potrebbe successivamente riunita a quella degli altri imputati. Le ipotesi di reato contestate, circa 80, vanno dalla corruzione, al falso, all’abuso d’ufficio, alla truffa aggravata. L’inchiesta fu avviata nell’estate del 2015, quando la Procura di Palermo, che indagava su illeciti nella gestione di una concessionaria sequestrata agli imprenditori mafiosi Rappa, sospettando responsabilita’ dei colleghi, trasmise gli atti ai pm di Caltanissetta, competenti per legge, essendo coinvolti magistrati. A settembre scattarono perquisizioni negli uffici della sezione misure di prevenzione e ad alcuni indagati furono notificati gli avvisi di garanzia. Il Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo ha passato al setaccio anni di gestione della sezione, ritenuta fiore all’occhiello dell’azione antimafia e rivelatasi invece un centro di malaffare.

Secondo gli inquirenti, Saguto avrebbe disposto della sezione come fosse una cosa propria scegliendo gli amministratori giudiziari, chiamati a gestire patrimoni milionari appartenuti ai boss, tra chi, per avere incarichi e consulenze, era entrato nel suo cerchio magico e ricambiava con soldi, regali e favori.

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