Castrofilippo, appalti truccati per favorire Cosa nostra: e il sindaco chiese più soldi al boss

Giuseppe Castaldo

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Castrofilippo, appalti truccati per favorire Cosa nostra: e il sindaco chiese più soldi al boss

Pubblicato il Feb 12, 2018
Castrofilippo, appalti truccati per favorire Cosa nostra: e il sindaco chiese più soldi al boss

Sono apparsi in video conferenza davanti al primo collegio del Tribunale di Agrigento – presieduto da LuisaTurco (a latere Gianfranca Infantino e Maria Teresa Moretti) con tutte le precauzioni del caso: spalle alla telecamera, incappucciati, guardati a vista dai rispettivi capo-scorta.

Sono i collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati, ex barbiere di Racalmuto a capo della mafia agrigentina fino al 2004, e Giuseppe Sardino, ex consigliere comunale di Naro arrestato nell’ambito dell’operazione “Mercurio”, ritenuto “fedelissimo” di Giuseppe Falsone, che hanno reso oggi dichiarazioni in merito al processo che si sta tenendo a carico di Vincenzo Manzone, (difeso dagli avvocati Nino Gaziano e Salvatore Manganello) ex dirigente dell’ufficio tecnico di Castrofilippo, accusato di turbativa d’asta con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Secondo la Procura distrettuale antimafia, rappresentata dal sostituto procuratore Maria Teresa Maligno, Manzone avrebbe favorito l’aggiudicazione di alcuni lavori pubblici ad imprese ritenute vicine alla mafia.

Di Gati, visibilmente smagrito rispetto alle ultime uscite, tirato a lucido, è il primo a parlare: “A Castrofilippo non c’erano problemi per la spartizione di appalti al Comune. C’era un rapporto privilegiato con il sindaco che era vicino a Cosa nostra e anche il segretario comunale. Non ricordo il suo nome ma mi fu riferito che possedeva un terreno vicino a quello che acquistai io.

Poi l’ex capo provinciale di Cosa nostra spiega come si sarebbero truccate le gare d’appalto: “Più erano le buste maggiori erano i ribassi. A Castrofilippo conoscevamo il segretario a cui indicavamo i nominativi. A volte per non dare nell’occhio mandavamo avanti ditte vicine con cui si prendevano accordi prima.”

Dopo Di Gati è la volta di Giuseppe Sardino, ex consigliere comunale a Naro, tutore della latitanza del boss Giuseppe Falsone: “Vengo affiliato a Cosa Nostra nei primi anni 90 come membro della famiglia di Naro di cui sono stato anche vice-rappresentante. Il capo della famiglia di Naro era Carmelo Vellini. Giuseppe Falsone l’ho visto quotidianamente dal 2004 al 2006 dato che ha trascorso parte della latitanza vicino la mia campagna. Vincenzo Manzone lo conosco perché è di Naro e abitava nello stesso palazzo in cui avevo la mia attività commerciale. Lo ritenevamo affidabile ma non ho mai avuto la necessità di contattarlo. In ogni caso non ho avuto bisogno di alcun favore. Non sono a conoscenza  di come avvenissero le gare d’appalto ma so di un incontro avvenuto tra Falsone e il sindaco di Castrofilippo, Salvatore Ippolito, nel 2006. Falsone voleva dei lavori da far svolgere alle sue ditte, chiaramente sotto prestanome. Lo stesso Falsone mi raccontò di quell’incontro dicendomi che il sindaco era apparso tranquillo e non si era turbato nell’averlo visto. Poi aggiunse anche che – nonostante gli fossero stati dati 70 mila euro – avrebbe reclamato ancora soldi.”

Il processo riprenderà il prossimo 9 aprile per proseguire con l’interrogatorio di Sardino.


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