Claudio Giardiello: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato»

Claudio Giardiello: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato»

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L'arresto di Claudio Giardiello

Claudio Giardiello si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto nel pronto soccorso dell’ospedale di Vimercate, dove l’autore del triplice omicidio avvenuto nel tribunale di Milano è stato portato dopo l’arresto. Giardiello, il quale ha avuto un malore dopo le manette fatte scattare dai carabinieri, è difeso dall’avvocato Nadia Savoca del foro di Monza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Giardiello è entrato in tribunale dall’ingresso di via Manara dove non ci sono i metal detector esibendo – opzione ritenuta più verosimile – un falso tesserino di avvocato. Quindi ha raggiunto l’aula al terzo piano, seconda sezione penale, e dopo un litigio con l’avvocato che avrebbe rinunciato al mandato ha estratto l’arma e ha iniziato a sparare prima contro i due coimputati – Giorgio Erba deceduto in ospedale e Davide Limongelli in prognosi riservata all’ospedale Niguarda – poi contro il suo ex legale Lorenzo Alberto Claris Appiani, presente in veste di testimone nel processo per bancarotta. I giudici e il pm Luigi Orsi si sarebbero rifugiati nella camera di consiglio, mentre gli altri avvocati presenti in aula sono scappati. Giardiello scendendo le scale, per raggiungere il secondo piano, avrebbe ferito a una gamba il commercialista Verna – in passato si sarebbe occupato del suo processo per il fallimento dell’immobiliare Magenta – per poi raggiungere la stanza del giudice Fernando Ciampi freddato con due colpi di pistola calibro 7.65: uno all’altezza della scapola, l’altro dell’inguine.

Giardiello è stato interrogato in caserma a Vimercate e dopo l’interrogatorio è stato portato via in ambulanza scortata da due pattuglie, a causa di un malore. Al momento della cattura l’uomo aveva ancora con sé alcuni caricatori. «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato» ha detto il killer subito dopo essere stato catturato: secondo gli investigatori, era andato verso Vimercate proprio per uccidere Massimo D’Anzuoni, suo socio di minoranza in una società, che non si era presentato – pur convocato – all’udienza di giovedì. Ma poi, dopo essere stato portato in ospedale, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo era imputato per il crac della Magenta Srl, società immobiliare fallita qualche anno fa, di cui era socio di maggioranza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto che «sia fatta piena luce». Intanto sarà la magistratura bresciana a indagare sull’episodio in quanto una delle vittime è una «toga» milanese.

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