Colpo alle cosche di Agrigento: Dia sequestra beni a 5 boss per...

Colpo alle cosche di Agrigento: Dia sequestra beni a 5 boss per un valore di oltre 1 milione di euro

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Giuseppe Falsone, Pasquale Alaimo, Damiano Marrella e i due Capizzi

Operazione della Dia di Agrigento che dopo un’intensa attività di indagine ha sequestrato beni per un valore complessivo di oltre un milione di euro a personaggi coinvolti in vicende di mafia della provincia di Agrigento ed attualmente in carcere. I provvedimenti sulla base di indagini economico-patrimoniali riguardano beni dislocati nella provincia agrigentina riconducbili a  a Giuseppe Falsone, 44enne da Campobello di Licata (AG), già capo di cosa nostra della provincia di Agrigento; Simone Capizzi 71enne, ed al figlio Giuseppe Capizzi 48enne, entrambi elementi di spicco dell’articolazione riberese di cosa nostra; Damiano Marrella 67enne, esponente della famiglia mafiosa di Montallegro Pasquale Alaimo 45enne, appartenente alla famiglia mafiosa di Favara.

A Falsone, che è stato tra i primi trenta latitanti più pericolosi del territorio nazionale,  è stata confiscata un’impresa individuale con sede a Campobello di Licata (AG), intestata ad un suo familiare e destinata alla coltivazione di cereali ed all’allevamento di animali, per un valore complessivo di circa 35.000 euro. Simone Capizzi è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di mafia del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli consumato il 4 aprile 1992 ad Agrigento, mentre il figlio Giuseppe Capizzi, tratto in arresto nel luglio del 2006, è attualmente detenuto a seguito di sentenza definitiva che lo ha condannato ad otto anni di reclusione per partecipazione all’associazione mafiosa cosa nostra. I decreti di sequestro dei beni riconducibili a padre e figlio hanno riguardato complessivamente 13 terreni, 3 fabbricati e 4 conti deposito, il cui valore complessivo ammonta a circa 870.000 euro.

Damiano Marrella (figlio di Stefano,Marrella ucciso il 5 ottobredel 1980 ed all’epoca ritenuto capo della famiglia mafiosa di Montellegro, provincia di Agrigento, già arrestato dalla Dia di Agrigento nell’ambito dell’operazione “Minoa, in data 14/12/2011 è stato condannato alla pena di 8 anni di reclusione. Il sequestro di beni operato sul conto di Damiano Marrella ha riguardato un immobile sito in Montallegro, fondi d’investimento ed altri rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 300.000 euro.

Per quanto riguarda Pasquale Alaimo, il 6 marzo 2007 lo stesso veniva sottoposto a fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo nell’ambito dell’indagine denominata “Camaleonte”, poiché indiziato di far parte della famiglia mafiosa di Favara. Successivamente, con sentenza della Corte d’Appello di Palermo irrevocabile il 2 ottobre 2012, è stato condannato alla pena di 13 anni di reclusione per associazione mafiosa. Il provvedimento di confisca a carico di Pasquale Alaimo ha colpito immobili, automezzi, polizze assicurative, libretti di deposito, fondi comuni d’investimento, un conto corrente bancario ed una autovettura, per un valore complessivo di euro 270.000 circa.

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