Corruzione in atti giudiziari, Pg: “Condannate Arnone e Maria Grazia Di Marco”

Corruzione in atti giudiziari, Pg: “Condannate Arnone e Maria Grazia Di Marco”

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E’ cominciato oggi a Palermo il processo d’appello a carico di Giuseppe Arnone (difeso dall’avvocato Daniela Principato) e Maria Grazia Di Marco (difesa dall’avvocato Angelo Farruggia)  accusati di corruzione in atti giudiziari ed assolti entrambi in primo grado dal Gup del tribunale di Agrigeto, Francesco Provenzano. Davanti la prima sezione della Corte d’appello, oggi c’è stato l’intervento del procuratore generale Daniela Giglio che ha chiesto la riforma della sentenza di primo grado per dichiarare la penale responsabilità dei due imputati in ordine al reato loro contestato chiedendo altresì la condanna di Arnone a 3 anni e quattro mesi di reclusione e di Maria Grazia Di Marco ad un anno e dieci mesi. Nel corso dell’odierna udienza, che è stata aggiornata al prossimo 16 luglio data in cui è previsto l’intervento dei difensori degli imputati, si è registrato anche l’intervento dell’imputato Arnone che ha voluto rendere dichiarazioni spontanee sciorinando il consunto rosario di accuse rivolte agli inquirenti.

Il Procuratore generale nel richiedere la condanna degli imputati ha praticamente ripercorso il cammino accusatorio indicato nel processo di primo grado dal Pubblico ministero Andrea Maggioni che, in quella circostanza aveva chiesto appunto tre anni e quattro mesi di reclusione per Giuseppe Arnone con pena ridotta di un terzo per effetto della scelta del rito, che era quello abbreviato. Un anno e dieci mesi, invece, sono stati chiesti per Maria Grazia Di Marco, l’altra imputata, coinvolta in questa delicata vicenda proprio da Arnone. Il Pubblico ministero con la sua requisitoria aveva parlato per quasi quattro ore utilizzando tra l’altro, anche le intercettazioni telefoniche cui sono stati sottoposti i due imputati, facendole ascoltare in aula. Per il Gup Provenzano, invece, non venne commesso reato assolvendo gli imputati, assoluzione che è stata immediatamente appellata con un ricorso di quasi 200 pagine. La vicenda si può riassumere così: secondo l’accusa Arnone avrebbe promesso e consegnato denaro ed altre utilità a Maria Grazia Di Marco mentre era imputato di tentata estorsione e lesioni proprio ai danni della donna davanti al Gup del Tribunale di Agrigento (poi è  stato condannato in primo grado per lesioni e violenza privata)  al fine di ottenere una testimonianza favorevole. La Di Marco invece è accusata di aver accettato  regalie e denaro. L’indagine ha vissuto momenti significativi raggiungendo il culmine quando le utenze telefoniche di Arnone vennero messe per quasi tre mesi sotto controllo (anche quelle della Di Marco) e quando il sei ottobre di un anno fa, i carabinieri, su ordine dei Pubblici ministeri, perquisirono l’abitazione, la casa estiva e lo studio legale di Arnone (ma anche la casa della Di Marco) sequestrando computer e pen drive ed intercettando una mail indirizzata alla Di Marco contenente le domande che l’imputato intendeva fare alla parte offesa e testimone a suo carico.

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