Corruzione, Montante “incastrato”, più che dai pentiti, da Venturi e Cicero

Redazione

Caltanissetta

Corruzione, Montante “incastrato”, più che dai pentiti, da Venturi e Cicero

di Redazione
Pubblicato il Mag 14, 2018
Corruzione, Montante “incastrato”, più che dai pentiti, da Venturi e Cicero

L’indagine culminata con l’arresto dell’ex presidente di Sicindustria Antonello Montante, spiega la procura di Caltanissetta, ha preso le mosse dalle dichiarazioni rese nel corso del 2014 dal collaboratore di giustizia Dario Di Francesco, gia’ reggente della cosca di Serradifalco, “il quale ha fornito specifiche indicazioni”, spiegano i magistrati, “sulla vicinanza di Montante”, dal 2016 indagato per concorso esterno di associazione mafiosa, “all’ambiente mafioso nisseno”, in particolare a personaggi di spicco di Cosa nostra quali, tra gli altri, i boss Paolo Arnone e Vincenzo Arnone (entrambi al vertice della cosca di Serradifalco e testimoni di nozze di Montante), personaggi di cui proprio Di Francesco e’ stato a lungo stretto collaboratore, succedendo poi Vincenzo Arnone nella reggenza della famiglia mafiosa.

Conoscenze ritenute solide, che ha rafforzato le dichiarazioni dei collaboratori Carmelo Barbieri. Pietro Riggio e Aldo Riggi che in precedenza avevano reso a carico dell’indagato. Le risultanze investigative, arricchitesi nel tempo grazie al contributo fornito da due ulteriori collaboratori di giustizia, Salvatore Ferraro e Ciro Vara, “pur confermando il dato relativo ai diretti rapporti in passato intrattenuti da Montante con uomini di vertice dell’organizzazione Cosa nostra, “non sono risultate sufficienti per affermare” in questa inchiesta, spiegano gli investigatori, “la configurabilita’ del reato di concorso esterno in associazione mafiosa ipotizzato a carico dell’indagato”.

Ma particolarmente gravi  sono state le dichiarazioni rese da due imprenditori – un tempo assai vicini ad Antonello Montante – l’ex assessore regionale Marco Venturi e l’ex presidente dell’Irsap Alfonso Cicero, a disvelare come la rete di relazioni che l’ex presidente di Sicindustria e presidente della Camera di commercio  era riuscito ad instaurare,  servisse in realta’ – riferiscono i magistrati della procura di nissena – ad occultare i rapporti che egli aveva in passato certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalita’ organizzata”. Le indagini svolte hanno dimostrato come Montante, al fine di preservare l’immagine faticosamente costruita di “uomo della legalita’”, giocando in sostanza d’anticipo, abbia ispirato la sua azione “a una continua, spregiudicata attivita’ di dossieraggio, raccogliendo abusivamente informazioni riservate sul conto dei suoi nemici, anche solo potenziali, cio’ al fine di impedire che gli antichi legami intessuti con i boss mafiosi, potessero in qualche modo tornare a galla, ovvero al solo fine di screditare persone comunque a lui invise o in grado di contrastare i suoi interessi”.

Le indagini condotte sulla scorta delle indicazioni fornite da Cicero e Venturi hanno consentito di accertare – sostiene la Procura – come occupazione spasmodica del Montante fosse quella di precostituire documentazione da spendere in futuro per neutralizzare possibili future accuse, puntualmente accreditando la tesi del complotto ai suoi danni in ragione del suo impegno sul fronte antimafia manipolando surrettiziamente la realta’ dei fatti. Tale affermazione, sottolineano i magistrati, risulta “oggettivamente comprovata” dalla documentazione, meticolosamente archiviata e catalogata, reperita dalla polizia giudiziaria nel corso della perquisizione eseguita nel gennaio del 2016 all’interno dell’abitazione di Montante di contrada Altarello a Serradifalco.

Il riferimento e’ a quanto trovato dagli agenti della Squadra mobile di Caltanissetta all’interno di una stanza “segreta” sita al piano seminterrato dell’abitazione, l’accesso alla quale risultava nascosto da una finta parete a libreria (dietro la quale era celata una porta blindata). L’analisi di tale documentazione, in particolare del contenuto di un file Excel (generato automaticamente a seguito di uno “stallo” del programma e rinvenuto dai consulenti nel “cestino” del sistema windows), ha messo in risalto la certosina annotazione di incontri ed appuntamenti, nonche’ di telefonate e messaggi di testo (inviati e ricevuti) da soggetti appartenenti ad ogni contesto, prevalentemente istituzionale, nonche’ la registrazione di conversazioni intrattenute con terzi, effettuate personalmente o per il tramite di soggetti di fiducia, la conservazione di documentazione della piu’ svariata natura, ivi compresa quella attestante vari “favori” richiesti a Montante (che egli aveva in parte esaudito) nel corso del tempo. La strategia messa in campo da Montante risulta dunque essere stata quella di screditare sistematicamente in via preventiva tutti coloro che nel tempo si sono posti in maniera critica nei suoi confronti, via via tacciandoli di “mafiosita’” o di non meglio precisate collusioni con un sistema di potere che si voleva ormai dissolto e, a parole, definitivamente superato, in particolare caratterizzato da collusioni tra imprenditori, politici ed esponenti mafiosi, al cui interno poter ricomprendere, di volta in volta e in maniera indiscriminata, tutti coloro che non si adeguavano al ‘nuovo corso’ “da lui voluto e propugnato in nome della legalita’, veicolando all’esterno l’immagine di una svolta legalitaria (solo proclamata) che al ritorno di quel pregresso modello si opponeva tenacemente”.

Pesante comunque il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione – quali la corruzione e la rivelazione di segreto d’ufficio – e all’accesso abusivo ad un sistema informatico. Tali elementi “appaiono tuttavia offrire la cornice all’interno della quale incastonare le ulteriori acquisizioni procedimentali, fornendo la corretta chiave di lettura tanto della ‘linea legalitaria’ cui Montante, a parole, ha improntato la sua azione e di cui si e’ fatto paladino in seno a Confindustria, quanto di quella rete di relazioni che ha dato vita a quello che e’ stato definito nel corpo delle richiesta cautelare il “sistema Montante”.

Sono un colonnello dei carabinieri, un sostituto commissario e un vice sovrintendente della polizia, un maggiore della Guardia di Finanza, un ex poliziotto (ora security manager di Confindustria) e un imprenditore le altre persone coinvolte nell’operazione “Double face” della Squadra Mobile diCaltanissetta che oggi ha arrestato Antonio Calogero Montante, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e di RetImpresa Servizi srl di Confindustria Nazionale. La Procura di Caltanissetta ha disposto in totale 6 arresti domiciliari: oltre a Montante ci sono il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata (ex comandante provinciale di Caltanissetta e della Dia di Palermo, poi ai servizi segreti); il sostituto commissario della polizia Marco De Angelis (prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano); il security manager di Confindustria, ex poliziotto, Diego Di Simone Perricone; il maggiore della Guardia di Finanza Ettore Orfanello (già comandante della Tributaria di Caltanissetta); l’imprenditore Massimo Michele Romano. La misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’ufficio pubblico per la durata di 1 anno è stata invece applicata al vice sovrintendente della Polizia Salvatore Graceffa. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione (corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio) di accesso abusivo ad un sistema informatico.

Sono indagati ma senza aver ricevuto alcun provvedimento anche l’ex presidente del Senato Renato Schifani; l’ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia; Gianfranco Ardizzone ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta e poi capocentro della Dia nissena; Mario Sanfilippo, ex ufficiale della polizia tributaria di Caltanissetta,  il professore Angelo Cuva, Maurizio Bernava, Andrea e Salvatore Calì, Alessandro Ferrara, Carlo La Rotonda, Salvatore Mauro, Vincenzo Mistretta e Letterio Romeo.


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