Legambiente: la nuova Tangentopoli 2.0 scommette sull’ambiente

Legambiente: la nuova Tangentopoli 2.0 scommette sull’ambiente

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Criminalità scommette sull'ambiente

La nuova Tangentopoli scommette sull’ambiente. Dal Mose di Venezia ad alcuni cantieri dell’Alta velocità, dai Grandi eventi alle ricostruzioni post terremoto, dalla gestione dei rifiuti all’enogastronomia e alle rinnovabili, la corruzione è una presenza pressoché costante. Lo sostiene, in sintesi, Legambiente, che presenta i numeri della Green Corruption: sono ben 233 le inchieste eco-criminali in cui la corruzione ha svolto un ruolo cruciale, concluse con l’arresto di 2.529 persone e la denuncia di 2.016, grazie al contributo di 64 procure di diciotto regioni. La Lombardia è la prima regione dove il fenomeno corruttivo si è maggiormente diffuso con 31 indagini, 325 arresti e 126 denunce, seguita dalla Sicilia con 28 inchieste 183 arresti e 110 denunce, la Campania con 27 inchieste, ben 303 arresti e 98 denunce. Sesta la Toscana con 217 arresti e 153 denunce. La corruzione, insieme alle mafie, conquista il proscenio delle peggiori storie eco-criminali. Colpendo gravemente anche l’economia legale, soprattutto quella più innovativa e sostenibile. La green corruption rappresenta l’immancabile passe-partout per aprire ogni porta, per far girare gli ingranaggi burocratici e mettere in piedi trame criminali capaci di predare e saccheggiare al massimo grado i beni comuni, soprattutto quelli ambientali. Quella del 2015 è una data importante nella lotta all’ecomafia – ha dichiarato la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni – l’anno della legge che introduce finalmente nel codice penale uno specifico Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente, che punisce chi vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli eco-sistemi, una battaglia storica di Legambiente iniziata nel 1994″.
Uno strumento fondamentale, secondo Muroni, “per combattere anche quella zona grigia, dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell’ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti”.
La corruzione “può servire per ottenere un determinato provvedimento o più semplicemente per far voltare dall’altra parte l’occhio vigile del funzionario, l’ultimo e traballante anello di una lunga catena di legalità. C’è bisogno allora dell’applicazione della legge sugli eco-reati – ha concluso Rossella Muroni – ma anche di un complessivo cambio di passo, verso un paradigma economico più giusto e in grado di sollecitare nuova fiducia, partecipazione e trasparenza, perché non ci si rassegni a pensare al malaffare come a un male senza rimedi”.

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