L’enciclica di Papa Francesco sull’ambiente tema di un convegno ad Agrigento

L’enciclica di Papa Francesco sull’ambiente tema di un convegno ad Agrigento

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Il tavolo dei relatori sull'Enciclica

Ormai è chiaro a tutti, anche ai più riottosi: la cultura di Papa Bergoglio è ampia e varia. Non è fatta solo di religiosità e di ortodossia cattolica, non è soltanto un prodotto della chiesa, quanto piuttosto dei problemi attuali sia della chiesa che delle società contemporanee in epoca di globalizzzione L’enciclica “Laudato si’… dal basso della terra” ha offerto una ulteriore conferma del senso del papato di Bergoglio che è stata commentata in tutti i suoi dettagli in un convegno organizzato in occasione della 10ª Giornata per la custodia del creato, dal Centro per la Carità ed il Centro per la Cultura e la Comunicazione del Dipartimento Pastorale della Curia di Agrigento, in collaborazione con la Fondazione Mondoaltro, il Movimento Cristiano Lavoratori, l’Azione Cattolica Diocesana ed il Settimanale cattolico L’Amico del Popolo. Questi i temi trattati:
– Dal Basso della Terra… c’è ancora Speranza! – Baldo Reina (docente di Sacra Scrittura)
– Per una economia della custodia – Giuseppe Notarstefano (Università di Palermo)
– Lavoro, Ecologia e Salute in un’area siciliana ad elevato rischio di crisi ambientale.
Don Palmiro Prisutto (Arciprete di Augusta)
– Dallo scarto alla risorsa: la sfida dei nuovi stili di vita. Gero La Rocca (Imprenditore). Conclusioni del card. Francesco Montenegro (Arcivescovo di Agrigento).
In chiusura un “Gesto concreto” con la Sottoscrizione di un Gruppo di Acquisto Solidale e degustazione di prodotti biologici locali offerti dal Movimento Cristiano Lavoratori.
Una Enciclica non ecologica ma per tradurre nell’oggi la dottrina sociale della Chiesa, addirittura una enciclica “fastidiosa” ha ribattuto mons. Montenegro a quanti la ritengono una enciclica “piacevole”. Enciclica comunque attualissima nella sua architettura molto semplice suddivisa in sei capitoli concatenati fra loro. Bergoglio pone l’accento sull’iniquità planetaria, sui poveri che pagano il prezzo più elevato in una terra che ci è stata affidata. “Creatore, creatura, creato” è stato il trinomio molto spesso citato dai relatori, avvertendo l’uomo che ha esagerato nei confronti del creato. Uno sfruttamento esagerato che si ritorcerà contro lui stesso. Non tanto ormai si tratta di tornare indietro ma di abitare la “casa comune” in modo equilibrato. Con una proposta semplice: ”Cambiare il cuore dell’uomo”, fare spazio agli ultimi, ai poveri, dialogare attraverso un impegno personale con la scienza e la politica, prendere coscienza di quanto sta accadendo perché avere speranza significa avere prospettive. Consumare non ci fornisce benessere ma spazzatura, occorre recuperare, in definitiva nuove attitudini e diversi livelli. In una parola “fare squadra”. Una testimonianza drammatica, a questo proposito, l’ha portata l’arciprete di Augusta, don Palmiro Prisutto. A chi lo chiama arciprete, lui aggiunge “arcirogna” e ha scioccato l’uditorio (erano presenti ambientalisti e sindacalisti in disarmo) con la testimonianza della situazione vergognosa della sua città dove da anni i morti di cancro sono aumentati in misura esponenziale.
Don Palmiro, durante la sua relazione mi hanno colpito due notizie. Inizio dalla prima che pochissimi sanno o fanno finta di non sapere, e cioè di quella fonte idrica “quota cento” che viene dirottata altrove e non per il fabbisogno dei siciliani. Come possiamo spiegarla ai nostri lettori?
“L’acqua è ovviamente un bene importantissimo per l’uomo. Noi in Sicilia abbiamo il problema dello scarso approvvigionamento soprattutto in determinate province. Noi invece ad Augusta abbiamo una abbondanza d’acqua che preleviamo da altre province. Però quest’acqua la utilizza la zona industriale e che va poi a finire a mare. A Gela abbiamo un’altra situazione, quella dei dissalatori. Perché la gente deve utilizzare quella dei dissalatori mentre l’industria utilizza l’acqua della falda? Sono delle assurdità. Ovviamente queste notizie le abbiamo scoperto casualmente leggendo i giornali e poi approfondendo la notizia abbiamo capito di che cosa si tratta”.
Una fonte idrica che si trova al centro della Sicilia?
“Dalle parti fra Enna e Troina c’è questo grande bacino e passando lungo l’autostrada si vede la condotta che va e poi scompare, riapparendo poi nell’area industriale di Augusta”.
Da voi non manca mai l’acqua?
No, da noi non manca mai.
Altra cosa che ha inquietato è stata una sua affermazione “Questo è lo Stato che io ho conosciuto”. Che vuol dire?
“L’altra cosa alla quale non ho dato ampio risalto, è che l’elenco dei morti di cancro nella zona di Augusta, che abbiamo stilato, ammonta attualmente a sedici pagine. Di queste sedici pagine, otto pagine sono composte da persone che hanno meno di 65 anni, il che significa che la durata media della vita nella zono di Augusta-Priolo-Melilli è certamente inferiore a quella nazionale. L’età di 65 è quella per andare in pensione non per andare sottoterra. Quindi uno Stato che da un lato riconosce il disastro provocato, ma è uno Stato che non fa nulla per sanare le conseguenze del disastro. Lo Stato è stato messo a conoscenza di tutto quello che è successo con documentazioni di Cnr, Sanità e altri ma dopo avere fatto lo studio se non si interviene a salvare la popolazione che muore, a che serve?”.
Questa situazione ovviamente la sanno tutti dalla ex- ministro Prestigiacomo, ai sindacati, agli ambientalisti, agli emeriti presidenti di Repubblica che nelle loro visite, ci diceva, hanno glissato o si sono tenuti lontani adducendo varie ragioni?
“Lo sapevano e lo sanno”.
Ma le nuove forze politiche che si muovono in Sicilia cosa hanno prospettato, danno un segnale di rinnovamento?
“Noi speriamo che lo possano fare, il problema purtroppo si è incancrenito e quindi è difficile anche intervenire. E’ come entrare dentro un edificio distrutto e le macerie ostacolano l’entrata. E quando si impiegherà per la ricostruzione dell’edificio?”.
Anche il presidente della Regione Crocetta sa di questa situazione?
“Il presidente Crocetta è il responsabile di questa situazione, ha pensato soltanto alla sua Gela ma le urne hanno dato un responso molto chiaro. Ad Augusta e Gela il Movimento 5Stelle ha preso il sindaco. Questo è un segnale chiaro che i cittadini non sono più per la vecchia politica ma hanno speranza che qualcuno possa portare il cambiamento”.

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