Licata, processo “Lenone 2”: giro di squillo al “Paradise”, ci sono ancora due latitanti

Giuseppe Castaldo

Licata

Licata, processo “Lenone 2”: giro di squillo al “Paradise”, ci sono ancora due latitanti

Pubblicato il Dic 18, 2017
Licata, processo “Lenone 2”: giro di squillo al “Paradise”, ci sono ancora due latitanti

Dura pochi minuti – giusto il tempo di sentire in qualità di testimone il perito nominato dal tribunale per la trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche – l’udienza relativa al processo “Lenone 2”, che prende il nome dall’omonimo blitz, effettuato dai carabinieri della Compagnia di Licata nel maggio 2012 – che ha portato all’arresto di 14 persone accusate di associazione a deliquere, sfruttamento e induzione alla prostituzione.

L’inchiesta è stata già oggetto di decisione del Tribunale di Agrigento che – nel 2015 – aveva condannato i due principali personaggi della vicenda: Adriana Maria Radulescu, 29 anni, condannata a 9 anni e 6 mesi di carcere e il licatese Giuseppe “Pino” Grillo, 59 anni, condannato a 12 anni di reclusione.

Coinvolti nell’odierno processo sono Cristina Elena Radulescu, Marinica Pachitei, Angelo Incorvaia, Costica Martinescu, Aurel Caruta, Petre Alexandru Roman, Carmelo Cani, Catalina Schiau, Angelo Schembri (due soggetti di nazionalità rumena risultano tutt’oggi latitanti). Il perito incaricato dal Tribunale ha riferito in aula circa le modalità di trascrizione delle intercettazioni, sia ambientali che telefoniche: i colloqui avvenivano spesso in lingua rumena.

Il collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli (a latere Vito Genna e Alessandra Moretti) ha rinviato l’udienza al 12 dicembre giorno in cui dovranno essere sentiti due testi (previsti per oggi).


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