Licata, sequestrati siti inquinati a seguito del dossier di “A testa alta”

Licata, sequestrati siti inquinati a seguito del dossier di “A testa alta”

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Diverse aree del territorio di Licata, comprese tra la Via Trazzera Piazza Armerina e la Strada Comunale Marcotta, per un lungo tratto adiacente la Strada Statale 115, fino alla zona industriale, sono state sottoposte a sequestro nei giorni scorsi dalla Sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale della Regione Sicilia. L’intervento, eseguito dagli Ispettori Superiori Rosaria Bruccoleri e Umberto Croce, con la collaborazione della Polizia Municipale di Licata, fa seguito agli accertamenti e ai sopralluoghi esperiti nell’ambito delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Agrigento sulla base di un esposto presentato dall’associazione A testa alta nel mese di luglio dell’anno scorso.

Oltre che inerti derivanti da attività di scavo e di demolizione edile, sono stati rinvenuti dal Corpo Forestale ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi e, in particolare, di materiale contenente amianto degradato in forma “friabile”, fusti non sigillati contenenti olio motore, enormi sacchi bianchi contenenti eternit frantumato, rifiuti ospedalieri, pneumatici, materiale bituminoso utilizzato per l’isolamento termico. Tutti i rifiuti nocivi abbandonati risultano a diretto contatto con il terreno e non può escludersi che ulteriori ingenti quantitativi di essi siano nascosti dalla vegetazione.

L’inquinamento ambientale è particolarmente grave perché coinvolge aree molto estese e la misura cautelare, per il momento, anche in considerazione delle rilevanti dimensioni del fenomeno, ha riguardato solo alcuni dei siti segnalati da “A testa alta” in una mappa satellitare allegata all’esposto e che rappresenterebbero un serio pericolo per la salute pubblica, per l’ambiente naturale e per la pubblica incolumità.

“A testa alta” nel proprio dossier, oltre a ipotizzare una serie di gravi reati ambientali, aveva anche chiesto di individuare eventuali responsabilità anche da parte di chi, in veste di pubblico ufficiale e/o di incaricato di pubblico servizio, era tenuto a vigilare ovvero, per ragioni di igiene e sanità, ad attivarsi senza ritardo per il ripristino di adeguate condizioni ambientali nelle aree interessate.

Non si conoscono ancora i nomi degli indagati, ma è certo che il Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonella Pandolfi, chiuderà l’istruttoria in tempi rapidi.

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