Licata: ultimi giorni di assalto alla diligenza vuota

Gaetano Cellura

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Licata: ultimi giorni di assalto alla diligenza vuota

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Giu 7, 2018
Licata: ultimi giorni di assalto alla diligenza vuota

Il problema esiste ma nessuno ne parla.

Dovrebbe essere al centro di questa scialba campagna elettorale e invece si trascura lo stato di dissesto finanziario del comune di Licata. Parlarne non porta voti. Meglio gli annunci generici e le promesse demagogiche. Ma agli elettori bisogna dire la verità. Devono dirla candidati e candidate alla carica di sindaco innanzitutto, e i tanti che corrono per un posto nel consiglio comunale. Anche perché tutti i cittadini con un minimo di buonsenso  sono consapevoli che il Comune è ormai una diligenza vuota, vuota pure di dirigenti, da assalire inutilmente e la cui presa, a meno che non la si voglia ancora una volta abbandonare nella prateria, come già accaduto con le ripetute gestioni commissariali, darà più oneri che onori, più responsabilità che soddisfazioni.

Che la crisi di liquidità delle casse comunali sia evidente ce lo dice il ritardo con cui vengono pagati gli stipendi ai dipendenti, con cui vengono saldati i debiti, lo stato delle nostre strade ridotte a groviera e invase da cani randagi, senza strisce pedonali e con la pista ciclabile cancellata. Ce lo dice il fatto che non si trova una banca disposta a concorrere per aggiudicarsi la tesoreria dell’ente.

Certo, non è soltanto il comune di Licata a trovarsi in queste condizioni.

E pochi sono nel complesso quelli con bilanci in attivo. Le cause le conosciamo. Tra quelle più note la spesa per i rifiuti, che assorbe più della metà delle già scarse entrate, e il taglio dei trasferimenti di fondi da parte dei governi. Nonostante la spesa, nel mondo che si è fatto globo, Licata continua a vivere il dramma dei rifiuti non raccolti e lasciati imputridire per strada.

Poiché, nelle attuali condizioni, si dovranno amministrare soltanto debiti, crediamo che in questi giorni una discussione tra candidati sarebbe stata quanto mai utile. Sul dissesto da dichiarare o su come evitarlo (o rinviare).

Nel primo caso su come avviare cioè un circuito virtuoso: con uscite pari alle entrate e quindi con la possibilità di programmare sviluppo e crescita. Offrendo finalmente a quanti operano nel turismo una città accogliente e in grado di attirare visitatori.

Nel secondo su come ridurre i debiti puntando in primo luogo a una nuova politica dei rifiuti che assicuri i necessari risparmi. Ma vorrebbe dire in questo secondo caso continuare sostanzialmente, e non sappiamo per quanti anni ancora, con l’ordinario governo del passato.

Questa è la situazione politica nuda e cruda. E fingere che non sia così non aiuta né la città né chi si candida a governarla.

 


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