Mafia agrigentina, Santa Elisabetta ‘caput mundi’: da 50 anni ai vertici di Cosa nostra

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Mafia agrigentina, Santa Elisabetta ‘caput mundi’: da 50 anni ai vertici di Cosa nostra

di Redazione
Pubblicato il Mag 27, 2018
Mafia agrigentina, Santa Elisabetta ‘caput mundi’: da 50 anni ai vertici di Cosa nostra

Francesco Fragapane, ha raccolto l’eredità di capo della mafia agrigentina direttamente dal padre, Salvatore ergastolano ed in carcere al 41 bis da oltre 20 anni.

Quest’ultimo incoronato direttamente da Totò Riina ha rappresentato davvero la massima espressione della criminalità mafiosa in provincia di Agrigento (come raccontiamo in altra parte de giornale) ed è lui che ha decretato la feroce guerra agli stiddari, di fatto azzerando a suon di omicidi il gruppo para-mafioso concorrente.

E’ Turiddu Fragapane che negli anni 90 ha accolto e aiutato Matteo Messina Denaro all’inizio della sua latitanza, nascondendolo nelle sue terre distese tra Santa Elisabetta e Casteltermini. E Matteo Messina Denaro non ha fatto mistero di questa sua lunga amicizia con Fragapane lasciando traccia nei pizzini trovati nel covo di Bernardo Provenzano di contrada “Montagna dei cavalli”.

Insomma, la storia degli ultimi dieci lustri della mafia agrigentina ha un cognome: Fragapane, appunto. L’ultimo capo acciuffato, ed è storia recente, è Francesco Fragapane, travolto dall’operazione Montagna tenuto conto che Stefano, l’altro fratello, destinato a diventare boss come il padre ebbe stroncate le sue velleità con l’operazione Cupola.

 

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