Cosa nostra agrigentina: vecchi, irriducibili, uomini d’onore, fanno da guida ai nuovi capi

Redazione

Agrigento

Cosa nostra agrigentina: vecchi, irriducibili, uomini d’onore, fanno da guida ai nuovi capi

di Redazione
Pubblicato il Lug 9, 2017
Cosa nostra agrigentina: vecchi, irriducibili, uomini d’onore, fanno da guida ai nuovi capi

L’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia mette a nudo ciò che, effettivamente è avvenuto nella nostra provincia con riguardo alle nuove dinamiche mafiose.
La relazione non poteva considerare la morte di Lillo Lombardozzi, avvenuta recentemente, che inevitabilmente influirà sui nuovi assetti e sulle nuove strategie mafiose della Provincia mafiosa, ma il quadro stilizzato coglie appieno ci che è avvenuto e che potrebbe avvenire.
Si legge infatti:
Con riguardo al Distretto di Palermo, è senz’altro necessario compiere delle ulteriori riflessioni ripartite tra le provincie di Palermo, Trapani ed Agrigento, nonché tra il territorio metropolitano della città di Palermo e quello della sua provincia.
All’esito di queste analisi trova conferma – come costantemente segnalato nelle precedenti relazioni – che la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria.
Continuano pertanto a confermarsi come dati fondamentali delle linee strategiche dell’agire di “Cosa nostra” i caratteri dell’unitarietà dell’organizzazione e del rispetto delle c.d. regole della stessa. Sia sotto il profilo del rispetto delle regole di affiliazioni dei nuovi componenti, che di quelle che regolano la gestione dei territori.
Le indagini ed i procedimenti instaurati nell’anno in esame confermano anche la costante fibrillazione dell’organizzazione che, in forza della continuità dell’attività repressiva degli organi a ciò proposti, oggettivamente versa in una situazione di crisi.
Dalla cattura di Provenzano in poi, “Cosa nostra”, superata la fase caratterizzata dalla cosiddetta strategia della “sommersione”, ha vissuto – e continua ancora oggi a vivere – una fase di transizione, non soltanto sotto il profilo della scelta di una nuova leadership ma anche sotto il profilo della ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative.

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