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Mafia, blitz “Icaro”: il capocantiere di Porto Empedocle che disse “no” alle cosche

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Non tutti, fortunatamente, si piegano alle “regole” della mafia e delle estorsioni. A Porto Empedocle un capocantiere di una  società impegnata in lavori di ristrutturazione della case popolari è un esempio di tutto questo.

Lo si evince da quanto emerge dell’inchiesta denominata “Icaro” che ha portato all’arresto di 13 persone e che ha colpito le famiglie mafiose di Agrigento e Porto Empedocle.

Succede che nel 2013 Francesco Capizzi e Francesco Tarantino, secondo quanto sostiene l’accusa, si siano rivolti ad un capocantiere per “la messa a posto”.  I due avrebbero detto di voler parlare col titolare dell’impresa e il capocantiere avrebbe risposto che non era presente.

La richiesta di Capizzi  e Tarantino, a quel punto, sarebbe stata quella di riferire al titolare di “presentarsi”.

Il capocantiere non si piega e va a denunciare il fatto in Questura raccontando tutto. I poliziotti lo ascoltano e iniziano a pedinare Francesco Messina e arrivano le prime conferme sul ruolo dello stesso nelle attività illecite.

 

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