Mafia, la Dia confisca beni per sette milioni al “re del cemento”...

Mafia, la Dia confisca beni per sette milioni al “re del cemento” (video)

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Dia in azione

La Direzione Investigativa Antimafia di Catania ha eseguito, trentadue mesi dopo il sequestro, in Sicilia e in Veneto un decreto di confisca di beni nei confronti di Giuseppe Faro, 58 anni, imprenditore operante nei settori dell’edilizia e del movimento terra, ritenuto vicino al clan di Francesco ‘Ciccio’ La Rocca, affiliato alla famiglia Santapaola di Catania. Tra i beni sottoposti a confisca figurano quote societarie, aziende, terreni, appartamenti, garage, automezzi e disponibilità bancarie e postali per un valore di circa 7 milioni di euro. La Dia ha operato in provincia di Catania e nel Veneto. Si tratta di quote societarie, aziende, terreni, appartamenti, garage, automezzi e di numerose disponibilità finanziarie. La vicenda, nel dettaglio, è questa:
Dalle prime ore della mattinata odierna gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal dr. Renato Panvino, stanno eseguendo il decreto di confisca beni emesso dal Tribunale di Catania accogliendo la proposta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, in esito alle indagini eseguite dalla D.I.A. di Catania, nei confronti di Giuseppe Faro.
Noto imprenditore a capo di imprese operanti nel settore dell’edilizia e del movimento terra, Faro è ritenuto vicino all’organizzazione mafiosa facente capo al clan “La Rocca”, affiliata alla clan egemone sul territorio catanese “Santapaola” di cui è rappresentante nel territorio di influenza di Caltagirone.
Giuseppe Faro, che annovera una condanna per una serie di rapine ai danni di autotrasportatori, è stato coinvolto nell’operazione di polizia denominata “Calatino”, condotta dalla D.I.A. di Catania nel 2000 nei confronti del clan mafioso operante nel territorio di Caltagirone e comuni viciniori, storicamente capeggiato dal potente e considerato boss La Rocca Francesco (emerso anche in numerosi “pizzini” della corrispondenza con Bernardo Provenzano), affiliato alla famiglia mafiosa “Santapaola” di Catania.
Sulla base delle risultanze investigative Faro veniva giudicato e condannato, con rito abbreviato, alla pena di anni 3 di reclusione per il reato di estorsione in concorso, con l’aggravante mafiosa.
L’imprenditore Faro e l’operazione di polizia Iblis
La figura di Giuseppe Faro emerge inoltre, seppur non colpito da provvedimenti giudiziari, anche nell’operazione di polizia denominata “Iblis”, nell’ambito della quale da una conversazione ambientale, lo stesso viene indicato quale soggetto sul quale il noto boss Vincenzo Aiello, all’epoca rappresentante provinciale di “Cosa Nostra”, poteva contare per l’illecita aggiudicazione di gare di appalto.
Con l’odierno provvedimento Giuseppe Faro è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. per la durata di anni due con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e presentazione bisettimanale all’Autorità di P.S. territorialmente competente, nonchè al pagamento di una cauzione di €. 5.000,00.
Le indagini, le società ed il ruolo dei parenti
Le indagini di natura economico-finanziaria e patrimoniale, delegate dalla locale Dda alla Dia di Catania e riguardanti il periodo compreso tra il 1992 ed il 2011, finalizzate a rilevare la capacità reddituale di Giuseppe Faro e del suo nucleo familiare, hanno permesso di accertare forti profili sperequativi tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto, tali da fondare la presunzione, condivisa dalla Procura distrettuale antimafia di Catania ed accolta dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, di una illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività delittuose connesse all’organico e prolungato rapporto di frequentazione di Giuseppe Faro con esponenti di vertice delle famiglie mafiose di Catania e Caltagirone.
Le cave di estrazione
Dalle indagini della Dia di Catania si è, inoltre, rilevato come Giuseppe Faro, dopo avere costituito imprese e società operanti soprattutto nel settore dell’edilizia e del movimento terra nonché la disponibilità di due cave estrattive ubicate nel territorio di Palagonia (CT) e Licodia Eubea (CT), successivamente all’arresto avvenuto nell’anno 2001, abbia preferito eclissarsi dalla scena economica, delegando a moglie e figli il compito di incrementare il patrimonio di famiglia, investendone i frutti delle attività delittuose da lui poste in essere nell’acquisto di quote societarie, nella titolarità di imprese, nell’acquisto di numerosi immobili e autoveicoli.
Il patrimonio oggi sottoposto a confisca è stato stimato complessivamente in sei milioni e settecento mila euro ed è costituito da quote societarie e numerose società operanti perlopiù nel settore edile-immobiliare, terreni, immobili e fabbricati siti nei comuni di Palagonia (CT), San Zenone degli Ezzelini (TV), Albignasego (PD), Surbo (LE), autocarri e autovetture, oltre a rapporti bancari e postali su tutto il territorio nazionale.
In conferenza stampa la dottoressa Musella, responsabile del provvedimento, ha sottolineato: “L’ufficio ha potuto avanzare questa richiesta grazie al lavoro della Dia volto ad individuare le società riferibili a Faro, collegando anche elementi anche da precedenti indagini come ad esempio Iblis, che però non vede indagato Faro”.

Anche Renato Panvino, dirigente della Dia di Catania, ha voluto dare rilievo al lavoro sinergico tra Procura e forze di polizia: “Queste attività della Dia, coordinate dalla Procura della Repubblica, negli ultimi anni hanno dato risultati lusinghieri anche a livello nazionale. Devo sottolineare come in questo momento siamo supportati dal Tribunale delle Misure di prevenzione presieduto dal dottor Cuteri”.
La lista delle imprese:
– società “Generale appalti e costruzioni s.r.l.” con sede in Palagonia (CT);
– società “Nuova calcestruzzi s.r.l.” con sede in Aci Castello (CT);
– società “Edil Guizza S.r.l.” con sede in Padova;
– società “La.Co Frutta S.r.l.” con sede in Palagonia (CT);
– quota relativa alla “Lavori Ducezio” con sede in Palagonia (CT);
– quota societaria relativa alla società “3mg immobiliare S.r.l. con sede in Albignasego (PD);
– quota societaria relativa alla società “Edil Adriatica S.r.l.” con sede in Cona (VE);
– quota societaria relativa alla società “Teolo residence S.r.l.” con sede in Albignasego (PD);
– quota societaria relativa alla società “Euro appalti S.r.l.” con sede in Palagonia (CT);
– quota societaria relativa alla società “La dimensione casa S.r.l.” con sede in Catania.

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