Migranti, Pm Ferrara: “Reti trafficanti armate come Cosa nostra”

Migranti, Pm Ferrara: “Reti trafficanti armate come Cosa nostra”

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Il procuratore aggiunto Maurizio Scalia e il sostituto procuratore Geri Ferrara

“Finora non sono emersi contatti diretti tra organizzazioni criminali legate al traffico di migranti ed organizzazioni nostrane come la mafia”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Calogero Ferrara, nel corso dell’audizione al Comitato Schengen, incentrata sul tema del traffico di migranti.Secondo il magistrato sono due le ragioni di questo mancato legame, “uno, per ragioni strettamente connesse alla comunicazione. In Eritrea esistono poco meno di 100 dialetti, e spesso ci è capitata che anche interpreti eritrei riuscivano a comprendere altri eritrei. Spesso il mafioso siciliano non è in grado di interloquire col criminale eritreo. Secondo, la criminalità nostrana ha un ritardo culturale nel percepire i guadagni derivanti da questa attività. Probabilmente sono ancora legati a sistemi criminali diversi, come traffico di droga ed estorsioni, non rendendosi conto che ad esempio un solo barcone di migranti comporta un guadagno di almeno un milione di dollari, con investimenti ridottissimi”, ha sottolineato Ferrara. Quelle dei traffici dei migranti “sono reti strutturali armate, se non più, come le organizzazioni di Cosa Nostra. Fanno parte – ha precisato – della rete criminale più redditizia che esista, perché è a costo zero”
“Il problema del reato d’immigrazione clandestina è che l’effetto deterrente è irrisorio, l’effetto sulle indagini invece è enorme. Fino a questo momento i documenti non comprovavano contatti tra reti di trafficanti di migranti e rete criminale terroristica, anche perché nel momento in cui ci si imbarca con 500 persone c’è un alto rischio di perdere la vita, e non credo sia la strada migliore per un terrorista”. “Nulla esclude – ha proseguito -, per la legge dei grandi numeri, che comunque tra le migliaia di persone che arrivano, poi chi arriva possa avere convinzioni estremiste e contatti con reti estremiste. Ma che possa essere mandato un terrorista attraverso un barcone, finora mi sembra difficile, o comunque non ci sono evidenze in tal senso”. Quindi Ferrara ha concluso: “E’ chiaro che tuttavia che l’elemento di pressione è molto forte, soprattutto sulle rotte terrestri. La rotta terrestre sta suscitando molta più attenzione perché è molto più visibile, con queste colonne di centinaia di migranti, rispetto alle rotte via mare dei barconi”.
In Italia sono molto utilizzati “i falsi matrimoni per le ricongiunzioni familiari, in modo da consentire l’arrivo di altri migranti attraverso canali diversi da quelli dei barconi. C’è un aumento delle autorizzazioni alle ricongiunzioni” anche per via del sistema frammentato. “Le richieste possono essere presentate in più prefetture”.
Ferrara ha poi riferito al Comitato Schengen che la procura di Palermo ha attivato collegamenti con le autorità europee sul tema, che inizialmente – ha precisato – “hanno mostrato una certa diffidenza”. I Paesi maggiormente interessati sono Svezia, Norvergia, Olanda, Regno Unito, Germania, Francia e Belgio. Ci sono delle differenze nel “traffico di persone”. Un fenomeno “molto complesso dal punto di vista investigativo”. Da una parte “c’è lo sfruttamento del singolo migrante” e “uno spostamento in massa delle popolazioni”.
Anche il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, che coordina il pool di magistrati impegnato a indagare sull’immigrazione clandestina, è intervenuto sul tema partecipando alla trasmissione di Radio 1 Rai, Voci del Mattino: “Le somme pagate da ogni migrante ai trafficanti sono rilevanti e se le moltiplichiamo per il numero di persone che arrivano in Sicilia, capiamo che si tratta di un business di grossa entità. I migranti che arrivano in Sicilia – ha aggiunto – si appoggiano a una organizzazione che permette loro di andare dall’isola al centro e al nord Italia e poi anche di raggiungere le mete finali, cioè i Paesi del centro e nord Europa. Tendono quindi a non farsi identificare qui perché, se si fanno identificare qui, il permesso di soggiorno lo devono chiedere in Italia e non possono ottenerlo in Germania, in Norvegia o in Svezia, dove normalmente hanno i parenti”. Con le operazioni Glauco 1 e Glauco 2, ha continuato Scalia, “abbiamo identificato questa rete di soggetti che si occupa del trasporto di migranti. I trafficanti sono prevalentemente nordafricani, eritrei e di qualche altra nazionalità. Non ci sono coinvolgimenti di italiani. Esiste una sorta di tariffario – ha spiegato il magistrato palermitano – con prezzi che per il trasporto dei migranti dalla Sicilia verso Roma variano dai 200 ai 400 euro a persona”. Poi dal centro al nord Italia c’è un ulteriore costo, un ulteriore trasporto che in genere viene effettuato con treni e piccoli pulmini. In generale, “i prezzi variano in relazione all’importanza della sede che si vuole raggiungere”, ha spiegato Scalia. “I viaggi in nord Europa, in Svezia e in Norvegia, costano mediamente dai 1000 ai 1200 euro, mentre Germania, Francia, Belgio e Olanda hanno un costo leggermente inferiore. Questo perché la legislazione dei paesi scandinavi è estremamente favorevole in caso di accoglimento della domanda di asilo. Consideriamo che a queste somme si deve aggiungere il costo delle tratte precedenti di viaggio. Le cifre, naturalmente sono orientative e possono variare da caso a caso ma un viaggio dall’Eritrea alle coste della Libia può valere dai 3000 ai 5000 dollari. E poi il viaggio via mare verso l’Italia può costare dai 1000 ai 1500 dollari”. “Si tratta di somme di denaro che purtroppo non sono tracciabili – ha detto ancora Scalia – perché non vengono usati i normali canali bancari ma in genere il pagamento avviene in contanti attraverso un sistema che si chiama ‘Hawala’, una parola araba che credo significhi ‘fiducia’. Coloro che si occupano di questo passaggio di denaro trattengono una commissione, motivo per il quale in alcuni casi abbiamo anche contestato il reato di esercizio abusivo dell’attività bancaria”. A differenza di quanto accade per il mafioso, che ha necessità di esercitare anche un potere economico visibile sul territorio o di finanziare la latitanza, questi patrimoni “sono difficili da aggredire, perché si tratta di somme che girano in contanti”. Attualmente, ha sottolineato il procuratore Scalia, “l’attività di questo tipo di organizzazioni si svolge prevalentemente in Italia. Si sta tentando di capire in quale direzione vadano questi flussi di denaro. Considerando che lo scopo finale di questi migranti è quello di raggiungere il centro e il nord Europa, ha concluso il procuratore aggiunto di Palermo, “non è escluso che queste somme possano anche muoversi con loro le stesse destinazioni. Su questo abbiamo delle indagini in corso. Perché, un conto è se il parente paga dal centro o nord Europa per far arrivare il familiare che si trova in Italia, un altro conto è se questa organizzazione ha vere e proprie ramificazioni in quelle parti del continente”, ha concluso.

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