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Omicidio Teresa e Trifone, domani importante udienza: in aula coinquilini Ruotolo

Udienza chiave domani in Corte d’Assise a Udine, nel processo per l’omicidio della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone. In aula, chiamati sia come testi dell’accusa che della difesa, sfileranno Sergio Romano e Daniele Renna, che condividevano l’appartamento di via Colombo con il militare di Adelfia e Giosue’ Ruotolo, unico imputato per il duplice omicidio. “Anche i due coinquilini palesavano una chiara avversione nei confronti della coppia. Lo testimonierebbero, tra le altre cose, alcuni messaggi nei quali Teresa, in senso dispregiativo, veniva definita come ‘la principessa’, perche’ ritenuta altezzosa”, ha anticipato all’ANSA l’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei legali delle parti civili che assiste il fratello di Trifone. “L’appartamento di via Colombo – ha proseguito – si era trasformato dunque in un vero e proprio ‘covo delle ostilita” nel quale certamente la condotta dei due coinquilini, seppur inconsapevolmente, ha contribuito a creare quell’ambiente malevolo che ha costituito il terreno fertile dove sarebbe attecchito il proposito criminale di Ruotolo. L’auspicio, a questo punto, e’ che facciano emergere la verita’ senza piu’ reticenze”. I due coinquilini sono anche testi della difesa di Ruotolo, “in attesa di sapere quello che ci verranno a riferire anche in relazione a quanto dichiarato nelle oltre nove audizioni – spiega l’avvocato difensore Roberto Rigoni Stern – e’ evidente che dovranno concentrarsi sui rapporti in questa unita’ immobiliare e sui rapporti che intercorrevano tra le vittime e l’odierno imputato. Il chiarimento che andremo a chiedere riguardera’ la presunta lite, di cui soltanto nell’ultima audizione questi signori riferiscono, avvenuta fuori dalla palestra tra Trifone e Giosue’, che avrebbe fatto scaturire questa sorta di movente che gli inquirenti pongono alla base del delitto. Secondo noi questa lite non c’e’ mai stata, e peraltro non ne hanno mai parlato prima dell’ultima audizione nelle moltissime volte in cui sono stati sentiti dagli inquirenti. Andremo a condurre un approfondimento anche alla luce della descrizione che i due commilitoni fanno dello stato fisico di Ruotolo a seguito della presunta colluttazione, le cui caratteristiche – conclude il difensore – non vengono confermate da nessuna delle persone sentite dagli inquirenti e che lavoravano palmo a palmo con lui”.

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