Operazione ‘Dirty money’, usura ed estorsione: arrestati 8 affiliati al clan (Video)

Operazione ‘Dirty money’, usura ed estorsione: arrestati 8 affiliati al clan (Video)

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Fabio Cantone, Francesco Di Modica, Salvatore Maurizio Buzza, Carmelo Scuderi, Salvatore Tiralongo, arrestato a Pavia; Avdyl Gugka, Antonio Varisco, Angelo Providenti

Dirty money, la conferenza stampa
Dirty money, la conferenza stampa
Otto persone sono state arrestate all’alba di stamattina dalla squadra mobile di Catania in collaborazione con i colleghi di Pavia, nell’ambito dell’operazione ‘Dirty money’. Agli otto sono stati contestati tre distinti episodi estorsivi, in cui gli autori, facendo leva sulla propria influenza e persuasività derivante dalla vicinanza alla cosca Santapaola – Ercolano, si presentavano alla vittima come intermediari, e sollecitavano la persona offesa a pagare il debito residuo nei confronti degli usurai. Gli arresti, eseguiti in seguito a ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 4 settembre 2015 dal gip di Catania, sono scattati per Fabio Cantone, 28 anni; Francesco Di Modica, 33 anni; Salvatore Maurizio Buzza, 51 anni; Carmelo Scuderi, 54 anni; Salvatore Tiralongo, 40 anni, arrestato a Pavia; Avdyl Gugka, 50 anni; Antonio Varisco, 50 anni, già in carcere per altri motivi; Angelo Providenti, 72 anni. Rispondono a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione, con l’aggravante mafiosa. L’indagine è stata coordinata dalla Procura Distrettuale etnea, a seguito della denuncia presentata a luglio dell’anno scorso dal titolare di un negozio di tabacchi di un paese pedemontano, vittima di usura da oltre 15 anni. E’ stata fatta luce su 5 episodi di prestiti usurari con tassi di interesse fino al 120% annuo. “Sebbene apparentemente gli indagati, salvo alcune ipotesi di concorrenza nel reato, siano in linea di massima ‘autonomi’ risultano quasi tutti, collegati tra loro in una sorta di contiguità che li rende, ad onta dello stato di formale incensuratezza, avamposti di un circuito criminale unico, contiguo all’organizzazione mafiosa”, in particolare al clan Santapaola, sottolineano gli investigatori.
Gli otto sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione, con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’articolo 416 bis. Il provvedimento arriva a termine di un’attività investigativa coordinata dalla procura distrettuale della Repubblica a seguito della denuncia presentata il 10 luglio 2014 dal titolare di un tabacchi ubicato in un paese pedemontano, vittima di usura da oltre 15 anni, costretto a pagare continuamente interessi sul danaro prestato in attesa di restituire il capitale, ovvero, in altri casi, a pagare denaro da imputare a quest’ultimo, secondo un piano di rientro stabilito. Le indagini hanno permesso di appurare 5 distinti episodi di prestiti usurari con richieste di restituzione delle somme capitali con tassi di interesse fino al 120% annuo. Sebbene apparentemente gli indagati, salvo alcune ipotesi di concorrenza nel reato, siano in linea di massima ‘autonomi’ essi risultano quasi tutti, collegati tra loro in una sorta di ‘contiguità’ che li rende, ad onta dello stato di formale incensuratezza, avamposti di un circuito criminale unico, contiguo al clan Santapaola – Ercolano. Uno degli arrestati, aveva minacciato la vittima dicendo che se non avesse versato somme di danaro alle organizzazioni mafiose del territorio, non avrebbe potuto beneficiare della loro protezione e dunque la sua attività commerciale avrebbe continuato a subire rapine. Una minaccia per convincere l’esercente a pagare ogni mese 500 euro in contanti o mediante ricariche postepay. Altri 2 tentativi di estorsione aggravata sono stati contestati ad altri due degli arrestati, che per farsi restituire capitale prestato e interessi avevano minacciato la vittima, alludendo alla riferibilità del credito usurario ad organizzazioni mafiose ed alle ritorsioni che gli esponenti dei clan avrebbero potuto adottare in caso del mancato pagamento delle rate scadute, dal momento che tali somme servivano per le esigenze del clan, come il sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie. In tal modo erano riusciti a farsi consegnare 4.350 euro ad estinzione dei rispettivi debiti.

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