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Palma di Montechiaro, il sindaco con la mania della legalità

Quadro primo – Il sindaco con la mania della legalità

Prima di arrivare a Pasquale Amato, sindaco dimissionario di Palma di Montechiaro, che faceva della legalità la sua scelta di vita, voglio aprire i canali della memoria.

E mi sovviene quel Nicolò Gallo, agrigentino, che fu ministro con alcuni governi italiani tra fine Ottocento e primi del Novecento; si occupò di istruzione, interni, fu anche presidente della Camera. Figura di primo piano che per la sua dirittura morale, per il rifiuto di compromessi indecenti, non fu mai eletto nella circoscrizione della città capoluogo ma dovettero candidarlo a Bivona. La sua “patria” non poteva accettare un personaggio che parlava di etica e valori morali.

Gallo non poté dimostrare a lungo il suo valore perché morì appena cinquantenne. A lui la città capoluogo ha dedicato prima la zona dove esercitano le prostitute e poi un istituto scolastico.

E finché fu preside del “Nicolò Gallo”, il prof. Francesco Curaba, l’illustre agrigentino venne onorato con manifestazioni, pubblicazioni e financo un premio.

E passo al cinema: ho vivo il ricordo del film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi che al festival di Venezia ebbe il Leone d’Oro. Film denunzia sulla corruzione politica e istituzionale a Napoli; chi combatteva il malgoverno veniva prima blandito e poi inesorabilmente emarginato e diffamato.

E vengo ad oggi; da un paio di settimane è nelle sale cinematografiche “L’ora legale” di Ficarra e Picone.

L’intera critica italiana parla di film di forte impatto sociale, lo si definisce un film drammatico con tante risate. I due artisti siciliani, continuando nel loro impegno (anche gli altri film, pur divertendo, erano di impegno) mettono in risalto la figura di un sindaco che in campagna elettorale promette legalità, giustizia sociale; dinanzi lo sfacelo che in quel comune c’è, la gente lo vota. E il sindaco mantiene gli impegni. È sconcerto tra la gente; ognuno vuole giustizia, ma per gli altri non per sé. Pagare le tasse, attuare la differenziata, rispettare le regole stradali, insomma rispettare la legge è inconcepibile per i suoi cittadini.

Ecco, Pasquale Amato quando si presentò ai palmesi promise giustizia sociale. bravo, bene, dissero; tanto i politici promettono e non mantengono, specialmente in Sicilia.

E invece Pasquale Amato cominciò a far rispettare le regole. Iniziò all’interno del palazzo comunale, senza guardare in faccia dirigenti e dipendenti vari. Chiese perché non si faceva pagare l’affissione comunale, perché certi servizi non venivano realizzati, diramò divieti laddove necessario, recandosi sul posto per farli eseguire.

E cominciarono ad arrivare minacce, danneggiamenti, vere e proprie azioni delittuose.

Pasquale Amato ebbe momenti di amarezza, specialmente per la paura che vedeva in faccia ai suoi familiari, ma non si arrese. Per fortuna l’opinione pubblica provinciale fu dalla sua parte e anche lo furono le istituzioni.

Due anni addietro, d’estate, volle i caffè letterari a Marina di Palma organizzati da Angelo Leone, impiegato civile della Polizia di Stato di Agrigento. la gente accorreva; proprio in quella zona, spesso in mano alle scorribande di giovinastri e con musica ad alto volume. Si impose civiltà e rispetto delle regole. Anche lo scorso anno gli incontri proseguirono. Insomma, Amato cercava anche tramite la cultura una presa di coscienza cittadina sempre più ampia. La biblioteca comunale era diventata all’avanguardia grazie all’impegno della responsabile, Provvidenza Mogavero che, andata in pensione, il sindaco ha voluto accanto come vice.

Arrivati al bilancio, ecco la rivolta dei consiglieri; non passa. Pasquale Amato poteva aspettare l’arrivo del commissario e poi continuare ad amministrare. Ma dopo tre anni di battaglie si è arreso. Qualcuno dirà: ma le ragioni erano tutte dalla sua parte? può darsi che qualche errore lo abbia commesso, ma una cosa è certa: Palma mai aveva avuto un sindaco così deciso nella lotta all’abusivismo edilizio, per la quadratura dei conti comunali, per il ripristino dei servizi essenziali.

Ci teneva a un’immagine nuova di Palma di Montechiaro, quella cittadina che negli anni Sessanta lo scrittore Pippo Fava aveva definito “la vergogna d’Europa” facendone ampia descrizione in servizi speciali per i giornali isolani e poi la rivista “I siciliani”.

Ora, dopo le dimissioni (anche della Mogavero), il bilancio è stato approvato. Chiaro che la guerra era contro Pasquale Amato.

Chiudendo questa nota, gli ricordo un passo del Don Chisciotte di Cervantes; lo dice lo scudiero Sancho quando termina di fare il governatore di una sperduta località spagnola: “Andandomene nudo, come me ne vado in effetti, è chiaro che ho governato come un angelo”.

Sia chiaro: non paragono Pasquale Amato a un angelo; ma ad un uomo che crede nei suoi ideali e pratica la legalità come un bene necessario per la dignità e la crescita della sua gente.

Dietro l’angolo un “Qualunquemente” che promette “pilu pi tutti” lo si trova sempre.

Quadro secondo – Quando la matematica è solo un’opinione in Sicilia

Qualche tempo addietro lo scrittore e operatore culturale di Palermo Lino Buscemi, con una lettera inviata a un quotidiano nazionale, ha evidenziato un episodio che ha riguardato (e riguarda) un dirigente della Regione siciliana, Gioacchino Genchi. Si mette in evidenza che Genchi è stato per anni il responsabile tutela dall’inquinamento atmosferico; si mise contro l’uso del pet coke come combustibile, contro le aziende che fabbricano laterizi con i fanghi di risulta industriali, contro i miasmi della distilleria più grande d’Europa e contro il piano degli inceneritori. Nel 2009, la giunta presieduta da Raffaele Lombardo infligge quattro anni di inibizione dall’incarico ricoperto al Genchi. La decisione perché il dirigente nel 2006 ebbe una valutazione negativa al suo operato. La “sanzione” applicata per la prima (e ultima volta) non tenne conto della complessiva carriera del Genchi. Il funzionario impugnò la decisione affermando che mai aveva riportato valutazione negativa. infatti, la soglia minima per bocciare un dipendente è configurata in cinquanta punti mentre al Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01.

Buscemi a questo punto chiede: “Tutto risolto?”. Pareva di sì, perché due ricorsi di Genchi erano stati valutati positivamente da due commissioni di verifica, il tribunale del lavoro condanna l’amministrazione regionale e cinque membri che valutarono negativamente sono sotto processo. E allora? Genchi scrive a Crocetta per prendere atto che 58,01 è superiore a 50,00. E il governatore che fa? Tramite un suo assessore fa chiedere all’Avvocatura dello Stato e poi all’ufficio legislativo della regione se la valutazione 58,01 è superiore a 50,00. Genchi si è rivolto pure alla magistratura ordinaria e ora a dirimere questo assillo matematico sono veramente in tanti. Così è… se vi pare!

Quadro terzo – Il Papa e la burocrazia

Papa Francesco indica nella burocrazia un male. eppure dovrebbe esser quella che scioglie i dubbi, risolve, attua, soddisfa il cittadino. Ma nei fatti, anche dinanzi a terribili calamità naturali, la burocrazia difende i suoi “santuari”, agisce con incredibile lentezza definendola oculatezza, responsabilità. Ormai i confini tra senso del dovere e immobilismo sono sottilissimi. Attento Papa! I burocrati sono gli unici ad avere sempre ragione. Sono i moderni Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. Solleciti una pratica ferma da mesi? “Fai indebite pressioni”. Protesti perché non danno ascolto a tue argomentazioni? Sei offensivo e ingiurioso. In Sicilia poi la burocrazia, grazie alla Regione con statuto speciale, è intoccabile; gli basta solo far finta d’essere d’accordo col politico di turno al potere. Riceveranno prebende a tinchitè; lo stesso presso i Comuni. è un esercito mai in ritirata. Diceva Sciascia: “Siamo irredimibili”.

I burocrati, caro Papa, sono i “nuovi angeli”. Non ci resta che pregare in “alto” perché per questi angeli arrivi l’ora dell’inferno! A fuoco lento.

Prof. Enzo Alessi.

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