Palma Montechiaro, presunte estorsioni con metodo mafioso: accusato si difende

Palma Montechiaro, presunte estorsioni con metodo mafioso: accusato si difende

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“Pizzo ai negozianti cinesi? Sono entrato solo per comprare una zineffa ma non ne avevano”. Il palmese Giovanni Alotto, 32 anni, si difende dalle tre accuse di tentata estorsione con metodo mafioso che la Dda gli contesta. Alotto, insieme a Giuseppe Mulè, 47 anni, anch’egli palmese e già condannato in due gradi di giudizio a poco meno di sette anni, è accusato di avere chiesto 400 euro al mese al titolare di un negozio di abbigliamento. Mulè avrebbe fatto la richiesta e Alotto lo avrebbe spalleggiato. “Io e Mulè – ha detto invece Alotto – siamo amici. Quel giorno lui doveva comprare qualcosa e io ero con lui perché cercavo una zineffa”. Alotto, difeso dall’avvocato Antonino Gaziano, ha dato la sua versione anche sugli altri due presunti episodi di estorsione (tutti i fatti contestati risalgono al 2012) ipotizzati dal pm della Dda Emanuele Ravaglioli. La Procura lo accusa di avere avvicinato il farmacista Claudio Miceli insieme allo stesso Mulè, presentandosi come ambasciatori di persone che contano nel campo della criminalità organizzata, e chiedendogli del denaro.


“Mulè – ha raccontato Alotto al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni – ha incontrato casualmente il dottore Miceli in un bar del paese e hanno discusso cordialmente del più e del meno”.

Smentita anche la presunta estorsione al titolare della ditta Fortè il cui autista sarebbe stato avvicinato da Alotto e Mulè per fargli sapere che il suo capo “a casa di altri doveva bussare”. Così Alotto: “Mulè gli ha che detto cercava il titolare da due mesi perché voleva dei cartoni”.

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