Processo a Gerlandino Messina, boss monitorato dai carabinieri giorno e notte prima...

Processo a Gerlandino Messina, boss monitorato dai carabinieri giorno e notte prima del blitz

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Gerlandino Messina

Udienza  oggi del processo a carico di Gerlandino Messina, detenuto nel carcere di Tolmezzo., in regime di 41bis, considerato l’ex capo di Cosa Nostra della provincia di Agrigento. Oggi è stata la volta di alcuni carabinieri che hanno partecipato al blitz che ha portato alla cattura del latitante che risponde di associazione mafiosa con ruolo di comando a partire dal 1999, possesso di armi con matricola abrasa, una ricetrasmittente sintonizzata sui canali delle forze dell’ordine ed altro. Il procedimento che lo vede imputato davanti al Tribunale di Agrigento (presidente Melisenda Giambertoni, a latere Caruso e Marfia, pubblico ministero Rita Fulantelli) nasce dopo  il rinvio a giudizio, disposto dal Gup Riccardo Ricciardi. Messina, è stato latitante per più di dieci anni prima di essere arrestato il 23 ottobre del 2010 a Favara.  Difeso dall’avv. Salvatore Pennica, il boss ha appreso dalla viva voce dei carabinieri testimoni di essere stato scovato a Favara e che per tre giorni un furgone civetta dei militari dell’arma, dotato di telecamere, microfoni direzionali e molte altre tecnologie lo stavano monitorando notte e giorno prima del blitz. Messina  venne catturato nel suo ultimo covo di via Stati Uniti, a Favara. I carabinieri del Reparto operativo e le teste di cuoio del Gis – come è noto – fecero irruzione nella palazzina ponendo fine alla sua latitanza iniziata undici anni prima. I militari gli trovarono due pistole (una calibro 357 magnum e una Beretta calibro 9) pronte per l’uso. Le armi avevano la matricola alterata. Dentro l’appartamento anche 90 proiettili e 26 cartucce. Il processo è stato rinviato al prossimo 16 aprile per ascoltare altri testimoni.

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