Raffadali, anche nel Metabirrificio Mimmo Galletto spopola

Raffadali, anche nel Metabirrificio Mimmo Galletto spopola

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Fotografo sempre pronto a scattare

Ancora una scena
Ancora una scena
Battibecchi di famiglia
Battibecchi di famiglia
Diatribe prima del matrimonio
Diatribe prima del matrimonio
Galletto ne L'occhiu di la ggenti
Galletto ne L’occhiu di la ggenti
I maggiori protagonisti
I maggiori protagonisti
Anche nel metabirrificio di Raffadali, Mimmo Galletto è seguito e applaudito dal suo pubblico che l’altra sera affollava la spianata di una, almeno per noi, inedita location. Appunto quella del “Metabirrificio La terra e il Sole” titolazione siciliana che più siciliana non si può. E manco si può alludere alla Merkel perché ci dicono che qui si fa birra, bionda o nera che dir si voglia, ma sempre autoctona. L’ultima volta, Mimmo Galletto l’avevamo visto e sentito al Posta Vecchia con una inenarrabile galleria di suoi personaggi femminili. Tutte donne che sopravanzano gli uomini almeno di una spanna. E si sa, la donna è avvantaggiata sull’uomo di nove mesi per quanto riguarda i figli, e per il pover’uomo è già troppo tardi quando se ne avvede, trovandolo, ovviamente, impreparato. L’altra sera ha messo in scena una delle sue commedie più frizzanti, “L’occhiu di la ggenti” che insieme a “La tedesca” e a quei dialoghetti soprannaturali tra Adamo ed Eva, costituiscono un trittico formidabile. Se poi passiamo alle poesie, il discorso si complica e più che un cronista ci vorrebbero critici letterari come quelli che in anni lontani gli assegnarono il “Vann’Antò”, premio tra i più prestigiosi.
Moda strapaese
Moda strapaese
Preliminari di cerimonia
Preliminari di cerimonia
Scena dello spettacolo
Scena dello spettacolo
Galletto è di Raffadali, un paese dove il teatro si mangia come il pane con le sue vivaci compagnie che talora si sciolgono per necessità migratorie e per fortuna Mimmo Galletto riesce a tenere unita una compagine che continua a sorprendere e a non stancare il pubblico raffadalese che vede trionfante sulla scena la sua originale parlata. Di Mimmo Galletto sono notissime e apprezzate le raccolte di poesie “Arie di prima matìna” e “Lu ‘ncantu e la parola” (Premio Vann’Antò nel 1993), Galletto è autore di studi filologici sul dialetto siciliano e sulle tradizioni popolari, di opere teatrali scritte in vernacolo e che- ha scritto Salvatore Ferlita – “esprimono una schietta e luminosa poetica dell’esistenza, in una singolare simbiosi poeta-ambiente. Una poesia percorsa da coppie semantiche antinomiche, singolarmente ossimoriche, in cui l’agglutinazione del verso non porta a zavorranti esiti di allitterazione. Ricorrente il tema del viaggio, dal presente al passato, ma che si inabissa anche nella soggettività esistenziale”. Per questa stagione, il drammaturgo raffadalese aveva preparato una vera e propria rassegna di spettacoli, un festival del teatro con ben cinque lavori tutti suoi che dovevano essere rappresentati in questo scorcio di fine estate alcune al Teatro Costabianca di Realmonte altre presso il “Metabirrificio la terra e il sole” a pochissimi chilometri da Raffadali. La compagnia non è nuova a queste manifestazioni: già nel 2013 aveva offerto un cartellone ricco di titoli come la commedia in due atti “Nenè”, l’atto unico “Quannu si voli bbeni”. Doveva pure far seguito una performance cabarettistica. Ma i soliti problemi legati alla disponibilità degli attori avevano fatto saltare il cartellone di Costabianca.. E così anche la commedia “Aspittamu dumani” è stata sostituita da “L’occhiu di la ggenti” messa in scena come detto al Metabirrificio. L’attore raffadalese ci tiene a ricordare che il suo “ è il teatro di tutti noi, della quotidianità del nostro vivere ove sembra non accadere nulla e tutto accade con l’amarezza e l’ironia, l’umorismo e il sarcasmo restituiti nelle forme del dialetto nobilissimo di Raffadali che creano suggestioni, atmosfere di attesa. momenti di dolore e tenerezza intrisa di grandissima umanità.”
La compagnia si avvale della partecipazione di ragazzi che con il teatro hanno una lunga consuetudine di amore e di bene che viene da lontano. Consuetudine che non solo non si è mai interrotta, ma si è col tempo rafforzata, fino a diventare ragione d’arte . Davvero doveroso ricordare i loro nomi: Alfonsina Dominici ,Alfonso Casà, Claudio Gazziano, Elide Vella, Giovanna Dominici, Giovanni Barbaro, Giuseppe Barbaro, Gorizia Sicurelli, Liborio Di Stefano, Loredana Cicero, Melissa Alonge, Mimmo Galletto, Salvatore Gazziano, Simona Galletto. La scenografia è curata da Claudio Gazziano, costumi da Giuseppe Barbaro e Loredana Cicero, luci ed amplificazione Luigi Bartolomeo. La regia degli spettacoli è sempre di Mimmo Galletto che, per nostra fortuna, si rappresenta da se, riempie i pochi metri quadrati della sua scena, e anche in un contesto storico-sociale (sotto pochi aspetti) cambiato, ripete l’impatto di queste storie sul pubblico. Impatto che continua ad essere forte, immediato, capace di far emergere emozioni, pensieri e ideali condivisi di partecipazione. Semplicemente speriamo che questa esperienza: incoraggi un qualche passaggio di testimone tra le generazioni, perché continui a rinnovarsi la tradizione di quel teatro popolare e ‘politico’, che è alla radice della nostra cultura e del modo di essere attori, autori, registi. Appagante nel suo teatro la vendetta creativa contro la sopraffazione dei poveri, degli analfabeti, dei deboli e la cosa più sorprendente è che anche di queste “categorie” castigat mores utilizzando critiche, ora satiriche, ora rabbiose, a chi di queste sopraffazioni (e defezioni) è responsabile. Ce n’è per tutti, perfino per il concetto stesso di democrazia, che non è che ”la maschera sorridente di una borghesia capitalista aggressiva e cinica”.
Sempre spinte le caratterizzazioni
Sempre spinte le caratterizzazioni
Sorprese e gag ad igni scena
Sorprese e gag ad igni scena
Una scena dello spettacolo
Una scena dello spettacolo
Una scena di L'occhiu di la ggenti
Una scena di L’occhiu di la ggenti

Mimmo Galletto dal popolo impara e al popolo restituisce. Un filtraggio sopraffino, una offerta di liberazione per lo spettatore e per lo stesso teatro che “finisce, muore e bisogna ritrovarlo – ammoniva il grande Eduardo De Filippo – e per questo occorre una grande capacità di rinnovamento e di lavoro su se stessi da parte di tutti coloro che partecipano a questa avventura”.
Fotogallery di Diego Romeo

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