Politica

Regionali, Fava: “Noi al 25%, Micari sconfitto a prescindere”

“Le cose stanno così: c’è un sondaggio di Piepoli, agenzia seria, che dà la mia candidatura in Sicilia seconda al 25%, con 16 punti recuperati in dieci giorni. Il segretario regionale del Partito Democratico, tal Raciti, ha commentato giulivo: ”Se Fava è al 25% io farò il Papa!”. Bene: stasera ci dicono che c’è un altro sondaggio di Ghisleri, non commissionato da noi, che dà i medesimi risultati: Musumeci in testa, Fava al 25%, Micari assai lontano in coda. Cosa dovremmo pensare adesso: che il segretario del PD siciliano domani prenderà i voti e si farà prete?”. Inizia così un lungo post scritto dal candidato della Sinistra in Sicilia, Claudio Fava. “Ci hanno accusati di essere marginali, insignificanti, superflui. Invece i siciliani stanno rispondendo che così non è – dice – Che un voto d’opinione ha ancora un suo spazio e una sua dignità. Ci hanno accusati di puntare solo alla sconfitta del PD. Invece i sondaggi dicono che il loro candidato è sconfitto a prescindere. Ci hanno accusati di essere ”agenti” del PD, anzi dei 5 Stelle, no, della destra… eppure io ho ripetuto cento volte che non mi candido contro nessuno. E che l’unico ”voto utile” per me è quello libero, a chiunque esso vada. E’ un messaggio minoritario? O è il rispetto dovuto agli elettori, a tutti gli elettori, non più considerati mandrie al pascolo da spostare da una lista all’altra ma donne e uomini liberi di decidere con la loro testa?”. “Infine ci hanno accusati di parlare, parlare, parlare… ma il programma? A Palermo per un’ora abbiamo spiegato minuziosamente ai giornalisti cosa vogliamo per la Sicilia. Punti, obiettivi, pratiche, metodi, priorità, cifre – prosegue Fava – Ma sono sicuro che anche adesso qualcuno scriverà, qui sotto, che vogliamo solo rompere, che sappiamo solo accusare, che siamo agenti del nemico. Mi avevano avvertito: è il web, bellezza! Eppure, da vecchio illuminista, io continuo a pensare al gusto di una discussione anche dura ma costruita sui fatti, sulle concretezze, sulle cose da fare, non sugli sputi in faccia”. E aggiunge: “Vi racconterò una cosa: quando ieri ho letto su un’agenzia la battuta da ginnasio di un dirigente del PD che parlava del sondaggio di Piepoli come d’una frottola ”trovata nelle patatine” ho telefonato al Magnifico Rettore. Per dirgli che, pur avversari, sarei felice di conservare civiltà di parole, di modi, di argomenti. E che magari lui, il rettore, non sapeva di quel rutto prodotto dal suo staff (che adesso, peraltro, rischia una querela da Piepoli…)- scrive su Facebook – Ecco, mi aspettavo che il Magnifico fosse d’accordo con me, che tra gentiluomini le forme valessero più dei voti e dei sondaggi. Invece mi ha risposto con una risatina isterica: ”E’ vero, è vero, il vostro sondaggio è una truffa!”. Come una truffa, scusi? Ma di che parla, professore? ”Truffa, inganno, raggiro… Tanto ci vedremo il 5 novembre!””

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