Sigilli al tesoro dei costruttori Candela: sequestrati beni per sei milioni di...

Sigilli al tesoro dei costruttori Candela: sequestrati beni per sei milioni di euro (video)

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Polizia sequestra Sicania servizi
Polizia sequestra Sicania servizi

Sigilli al tesoro dei costruttori Andrea e Salvatore Candela di Fulgatore, frazione di Trapani, considerati al centro del sistema delle opere pubbliche in provincia e non solo. Beni per 6 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Polizia di Stato di Trapani e dalla Guardia di finanza a imprenditori del settore degli appalti pubblici in Sicilia ritenuti collusi con esponenti delle cosche mafiose trapanesi.

Interessati dal provvedimento eseguito a Valderice, Paceco, Fulgatore, Palermo e Prizzi otto beni immobili, 37 auto, furgoni e mezzi meccanici, cinque aziende, dieci partecipazioni in altre società e 114 tra conti correnti e rapporti bancari. Le attività investigative svolte in particolar modo tra la seconda metà degli anni ’90 e, più recentemente, tra il 2004 e il 2007, hanno permesso di accertare, nel tempo, “l’asservimento” del gruppo imprenditoriale “Candela” al clan locale al quale hanno garantito ingenti risorse economiche, attraverso la gestione delle opere edili, anche grazie alla compiacenza di funzionari corrotti.

Un sistema estorsivo e di controllo delle opere documentato anche in relazione ad appalti relativi ai lavori aggiudicati dal gruppo Candela, a partire dal 2001, nella provincia di Palermo presso l’aeroporto Falcone-Borsellino e presso la caserma militare Beghelli, nel quartiere San Lorenzo, come dimostrato dall’esame dei “pizzini” trovati in occasione della cattura dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Accertata, peraltro, la tentata turbativa del pubblico incanto presso la Provincia di Trapani concernente i lavori di adeguamento dell’Istituto tecnico per geometri di Trapani, concordando una tangente di 50 milioni di vecchie lire ma i lavori vennero aggiudicati ad un’altra impresa per un errore dei Candela nell’indicare il ribasso offerto.
Questo modus operandi, secondo gli investigatori, veniva utilizzato per aggiudicarsi appalti pubblici anche fuori della provincia di Trapani. In particolare, si fa riferimento a quelli, risalenti al 2001, effettuati all’aeroporto palermitano “Falcone–Borsellino e presso la caserma militare “Beghelli” nel quartiere San Lorenzo di Palermo. Prove di queste attività illecite sarebbero state riscontrate in alcuni “pizzini” trovati in occasione della cattura, nel covo di Giardinello, di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, ritenuti ai vertici della mafia del capoluogo regionale. Elementi a carico di Salvatore e Nicolò Candela sono emersi anche nell’ambito di procedimenti nei confronti di altri imprenditori ritenuti collusi con Cosa Nostra trapanese, oggetto di provvedimenti di prevenzione personale e patrimoniale, come Vito Tarantolo e Pietro e Domenico Funaro con i quali avrebbero creato società consortili per l’esecuzione di lavori pubblici.

E’ emerso come i Candela “abbiano da sempre agito attraverso imprese strettamente interconnesse tra di loro in un unico gruppo imprenditoriale che hanno tratto rilevanti vantaggi economici dall’illecita aggiudicazione di appalti pubblici fino ad epoca recente”. In questo contesto investigativo “i Candela risultavano pienamente inseriti nel gruppo degli imprenditori asserviti e beneficiati dal sistema di condizionamento mafioso del settore degli appalti pubblici, voluto dal vertice trapanese di cosa nostra ed attuato pure grazie alla compiacenza di funzionari corrotti anch’essi asserviti alle medesime strategie”.

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