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Terrorismo, ragazza: “Conosciuto Amri a Lampedusa, poi ha vissuto da me”

E’ italiana, si chiama Jessica, e ha ospitato Anis Amri nel suo appartamento fuori Roma. E’ la ragazza a raccontarlo, oggi, alla Bild. E quel che ne esce e’ un racconto a tratti sorprendente dell’uomo che la portato la morte sul mercatino di Natale a Berlino. Dormiva sul suo divano, Anis, nelle lenzuola blu con le pecorelle bianche: lei lo ricorda ancora come “un ragazzo allegro, ancora quasi infantile”. Il giornale scrive che quando, poco dopo l’attentato, la ventiduenne vide in televisione le prime immagini di Amri, lo riconobbe subito: “Mio dio, quello e’ Anis, dissi alla mia mamma. Tutto il mio corpo inizio’ a tremare”. Era lui, l’ex coinquilino con il quale aveva fatto spesso colazione, con il quale aveva diviso il bagno e passato tante sere insieme, il killer di dodici innocenti su cui aveva fatto piombare addosso un Tir. Afferma la Bild che il giorno dopo l’uccisione di Amri il 23 settembre a Sesto San Giovanni, a casa della ragazza si e’ presentata la polizia italiana. Gli agenti volevano sapere se si era fatto di nuovo vivo, se aveva manifestato l’intenzione di tornare a casa di Jessica. “Naturalmente no! Noi non vogliamo avere nulla a che fare con tutto questo. Abbiamo paura degli islamisti”. Tutta questa storia comincia nel 2011, quando colui che sara’ il compagno di Jessica – un giovane tunisino attualmente detenuto per traffico di stupefacenti – conosce Anis Amri a Lampedusa. “I due hanno fatto molto casino. Bevevano, si facevano le canne, incontravano donne. Anis era un ribelle, una testa dura. Non si faceva dire niente”. La ragazza mostra ai giornalisti di Bild delle foto del futuro terrorista: sorriso accattivante, sigaretta dietro l’orecchio, qualche chilo in meno. “Un tipo spaventosamente normale, uno che piace alle donne”, commenta il giornale. Com’e’ noto, l’uomo finira’ in carcere, dopo atti di violenza e l’appiccamento del fuoco aLampedusa. Quattro anni dietro le sbarre. Tornera’ a casa di Jessica e del suo uomo nel 2015, con un una grande borsa. “Ma era molto cambiato. Credo si sia radicalizzato in carcere”, dice lei. Arrivo’ con il tappeto per le preghiere e il classico abito lungo: “D’improvviso era tutto diverso, pregava cinque volte al giorno. Ed era molto piu’ calmo. Non voleva piu’ fumare, e quando sul tavolo c’era una birra non si metteva piu’ a sedere con noi”. Di solito non parlava dell’Isis. Solo, la giovane aveva notato che alcuni suoi amici avevano la bandiera del Califfato come immagine del profilo sui social. “Lui al massimo diceva che l’Isis non c’entrava nulla col Corano. Pero’ diceva anche che bisognava lanciare l’atomica su Israele?”. Poi, la partenza per la Germania. “Affermava di avere prospettive di lavoro”. Jessica non vide piu’. Fino al giorno in cui riconobbe il suo volto in televisione.

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