Cronaca

Traffico illecito di rifiuti, processo ad imprenditore

E’ iniziato, in Tribunale, a Marsala, un processo che vede imputato, per traffico illecito di rifiuti, Giuseppe Bianchi, 79 anni, imprenditore di origine ligure, legale rappresentante della distilleria “Sicilia Acquaviti” di Marsala dal 2009 al 2011, nonchè della “Ge. Dis.” dal 1980 al 2012. All’imprenditore si contesta l'”illecito smaltimento di rifiuti di borlande fluite nel sottosuolo, deposito incontrollato di rifiuti di borlande sul suolo e deposito incontrollato di rifiuti liquidi di percolazione”.

L’indagine, inizialmente coordinata dal procuratore di Marsala Alberto Di Pisa e dal sostituto Giulia D’Alessandro (adesso Pm nel processo) e poi, per competenza, dalla Dda di Palermo, è stata avviata nel maggio 2013, quando la sezione di Pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala ebbe notizia del possibile illecito smaltimento di scarti industriali da parte delle distillerie “Ge.Dis”, con stabilimento nei pressi del porto di Marsala, e Sicilia Acquaviti. Disposti i controlli (effettuate anche trivellazioni nel terreno), si accertava che il borlande della Sicilia Acquaviti veniva smaltito illegalmente, con delle tubazioni, sui terreni attorno l’impianto industriale di contrada Digerbato-Bartolotta e nelle vicine cave di tufo, poi ricoperte di terra. E’ stata, inoltre, scoperta una fossa in cui venivano stoccate vinacce esauste con un bacino di contenimento completamente ripieno di acque di lisciviazione/percolato delle stesse vinacce. Nel maggio 2014, l’impianto industriale e terreni limitrofi per 162 mila metri quadrati furono sottoposti a sequestro preventivo. Quattro mesi dopo, smaltita una parte dei contestati reflui, il Gup Fernando Sestito accolse la richiesta difensiva di dissequestro dell’azienda. Dall’inchiesta è emerso che pericolosi scarti della distillazione, e in  particolare “borlande” (i cui principali componenti sono: propanolo, butanolo, metil-propanolo, pentanolo e altri pentanoli isomeri, nonchè furfurale), venivano da tempo sversati sui terreni circostanti e all’interno di cave di tufo abbandonate, finendo così nel sottosuolo.

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