Vescovi e cardinali tengono banco nella notte agrigentina

Vescovi e cardinali tengono banco nella notte agrigentina

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Via Duomo dall'alto della torre campanaria

Anche un pony passeggia in via Duomo
Anche un pony passeggia in via Duomo
Ci si diverta, ci si svaghi pure ma le notti più o meno bianche sul colle di Girgenti sono diventate una spina nel fianco insieme ai rintocchi dalla torre campanaria della cattedrale.
Un evento reiterato che oltre ad assumere l’aspetto “cult” per l’inevitabile spettacolo, rigira il coltello nella “piaga-Cattedrale” di Agrigento, periclitante come il suo centro storico. Un evento in perfetta linea di prosecuzione e congiunzione con quello che il can. Antonino Lauricella ebbe a scrivere al termine del suo racconto storiografico: ”Tutto ciò che in Girgenti segna un’epoca di progresso, è opera di un vescovo. Scienze, lettere, arti, industria, commercio, tutto andò innanzi nella nostra città e provincia per iniziativa dei suoi vescovi”.
Il rosone della cattedrale sospeso sul panorama notturno
Il rosone della cattedrale sospeso sul panorama notturno

Il sindaco campanaro
Il sindaco campanaro
Immagine di Via Duomo
Immagine di Via Duomo
Le orchestrine di Pani ca Musica
Le orchestrine di Pani ca Musica
Presentazione del libro
Presentazione del libro

Una dichiarazione che sembrerebbe paradossale per chi non abbia letto un aureo libretto scritto da don Vincenzo Lombino e presentato l’altra sera in vescovado, inaugurando la notte d’estate sul colle di Girgenti. Don Lombino che è docente di Patristica nella facoltà teologica san Giovanni di Palermo e nello Studio Teologico san Gregorio agrigentino pubblica nel suo libro le intere note storiche sui vescovi della Chiesa agrigentina del can. Lauricella pubblicate nel 1896 dalla Premiata Stamperia Montes. Circa 86 vescovi con una appendice moderna su Lagumina, Peruzzo e Petralia che non vuole rivendicare il titolo di storia – fa notare Salvatore Vacca nella sua prefazione – “poiché evidentemente riporta sui singoli vescovi informazioni attinte da altre fonti in modo semplicemente sincronistico, senza una lettura critica. Tuttavia tale storiografia condivide con noi la convinzione della storia come progresso e la fede nella Provvidenza che guida e dispone il corso degli avvenimenti indirizzandoli ad un fine, in ordine al Regno di Dio. E’ la storia nel suo travaglio con Dio e verso Dio”.
Tra gli 86 vescovi ci sono quattro cardinali (Orsini, De Castro, Rodolfo Pio e Branciforti) quindi mons. Montenegro è il quinto cardinale e don Lombino fa notare che “Oggi, visto l’attuale contesto ecclesiale e sociale, il ruolo dei cardinali appare quanto mai necessario, non solo per una guida al centro della Chiesa universale, ma per una cooperazione organica tra le periferie e il centro, a beneficio di tutti, fedeli e non. In fatto di benessere sociale, Agrigento oggi si colloca all’ultimo posto tra le provincie d’Italia: è la vera periferia. La nomina di mons. Montenegro a cardinale non la fa avanzare di un millimetro, ma la presenza di un cardinale in periferia è espressione di una Chiesa che vive e diventa vitale appunto nelle periferie, lì dove c’è fragilità umana, comunque quest’ultima si specifichi socialmente e umanamente. Se non sbaglio, il principio teologico seguito dalla Chiesa sarebbe qui quello del Verbo: il Verbo si è fatto «carne», ovvero «fragilità estrema»”.
Ragazzi sulla torre campanaria
Ragazzi sulla torre campanaria
Via Duomo dall'alto della torre campanaria
Via Duomo dall’alto della torre campanaria

Carne e fragilità estrema che hanno felicemente attraversato una delle tante notti d’estate sull’antico colle di Girgenti. Una notte diversa anche per il nostro sindaco Lillo Firetto che ha presenziato alla presentazione del libro e ha voluto visitare perfino la torre campanaria dove (lo abbiamo fotografato) si è consentito “rubare” agli addetti ragazzi campanari (che hanno voluto essere fotografati) un rintocco di campana. Uno solo, però, che quindi è risultato un po’ lugubre, anche se la città, ne siamo certi, si attende che il sindaco suoni le trombe della carica.
Quella filmicamente fortunata di “Ombre rosse” .

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